La resilienza di Ludwig Van Beethoven

Conosciamo meglio questo artista e la sua tenacia

1
1996
Le compositeur allemand Ludwig van Beethoven (1770-1827) tenant dans les mains la partition de Missa Solemnis , tableau par Joseph Carl Stieler 1819 --- German composer Ludwig van Beethoven (1770-1827) holding Missa Solemnis , painting by Joseph Karl Stieler 1819

Venire al mondo, è un atto piuttosto semplice, seppur nella sua straordinarietà. Crescere, durante i primi anni della nostra vita è un qualcosa di auspicabile e nella maggior parte dei casi scontato. Arriva poi, un momento nel quale nulla, è più scontato. Nemmeno la propria esistenza, né la permanenza su questa Terra. Talvolta, nemmeno la volontà di continuare a voler farne parte. Dunque, quando ciò accade, è necessaria una ragione per restare. Per resistere, per continuare a esistere. Molte volte, questa forza la si trova nell’arte. Questo, è il caso del musicista Ludwig Van Beethoven. La resilienza di Ludwig Van Beethoven, è un esempio che può risultare d’ispirazioni anche per noi esseri viventi del ventunesimo secolo.

Chi è Ludwig Van Beethoven?

E’ importante porsi questa domanda al presente, e non al passato, poiché Beethoven è senz’ombra di dubbio un personaggio eterno, un’anima rimasta in vita nonostante il limite della morte. Questo musicista, nasce nel 1770 A Bonn, in Germania. Tuttavia, Beethoven è d’adozione viennese. Ed è proprio a Vienna che questo compositore comincerà a coltivare se stesso. La forza e la resilienza di Ludwig Van Beethoven, nascono proprio qui.

Questo artista, può considerarsi una vera e propria voce fuori dal coro, rispetto ai dettami e le tradizioni della sua epoca. Oggi, probabilmente lo definiremmo un outsider. Ed è proprio questa, la chiave del suo pensiero. Beethoven abbandona gli schemi del suo tempo, per donare alla musica un significato più profondo. Egli ammira la produzione di Wolfgang Amadeus Mozart, ma se ne vuole svincolare.

la resilienza di Ludwig Van Beethoven primo piano

Quella di Beethoven, non è una musica “da palazzo”. Certo, la sua carriera si sviluppa grazie alle numerose commissioni che gli vengono attribuite. Ciononostante, il compositore vede nella musica una vera ragione di vita. Addirittura, il senso stesso della vita. Nel momento in cui si ha la percezione che tutto intorno noi sia privo di significato, che noi stessi ci troviamo al mondo senza una giustificazione appropriata, tutto si sgretola. Si comincia a domandarsi se abbia senso restare in vita. E, in caso di risposta affermativa, abbiamo bisogno di un’ancora di salvezza. Non ci basta ascoltare il nostro cuore pulsare, per convincerci che non smettere di respirare sia la scelta giusta.
Ebbene, la resilienza di Ludwig Van Beethoven, trova le sue radici proprio nella musica.

Storia di un cuore infranto

All’alba dei suoi trent’anni, Beethoven si ritrova completamente sordo. La sordità sconvolge la sua vita, già ostacolata da molteplici problemi di salute. Egli considera questa condizione come il flagello più grande dal quale potesse essere colpito. Proprio lui, che considera il suono la ragione della sua esistenza, va incontro alla proibizione di poterlo percepire.

Da qui, inizia a svilupparsi la resilienza di Ludwig Van Beethoven. Di fatti, l’autore non si ferma. Nonostante egli soffrisse terribilmente per la sua malattia, continua comunque a scrivere, a creare. La musica diviene ancora di più una seria necessità, l’unico amore che gli fa ancora battere il cuore. E così, egli scrive, preme i tasti del pianoforte. Ascolta. Inizia a parlare con quel silenzio assordante col quale deve convivere. Il silenzio diventa la sua tela, sul quale dipingere la musica. Dunque, ogni tasto del pianoforte, si trasforma in un atto respiratorio, del quale non può fare a meno per mantenersi in vita.

la resilienza di Ludwig Van Beethoven pianoforte

Nel 1824, si svolge nella città di Vienna la sua prima esibizione dell’Inno alla Gioia, composto in piena sordità. Il pubblico è entusiasta, e acclama il musicista a gran voce. Lui non si scompone, poiché non percepisce il clamore. Così, il direttore d’orchestra Umlauf fa voltare Beethoven, rendendolo cosciente del suo successo.
La resilienza di Ludwicg Van Beethoven ha dato i suoi frutti. Il compositore, si rende conto di aver raggiunto l’irraggiungibile, attraverso la musica.

Una fonte d’ispirazione

Questo articolo, non ha la finalità di rendere Beethoven un esempio per tutti, incondizionatamente. Di fatti, per proporre un esempio da seguire a una persona, si deve conoscere quest’ultima. E’ indispensabile avere una visione, anche generale, della sua vita, dei suoi pensieri, delle sue paure ed emozioni. Ognuno di noi combatte battaglie diverse, e non è giusto appoggiarsi a una figura, magari anche obsoleta e semi sconosciuta, per propinare un modello di forza e determinazione. Questo atteggiamento, può portare il soggetto più debole ad avere una considerazione ancora più misera della propria persona.

Tuttavia, è innegabile che la resilienza di Ludwig Van Beethoven sia un elemento evidente del suo essere. Solo che, la parola resilienza, non delinea una mancanza di sensibilità o sofferenza. Essere resilienti non significa andare avanti con un sorriso stampato sul viso, anche quando la vita ci annienta. La resilienza è una scelta. La scelta di combattere, poiché troviamo un senso nel farlo.

Lottare e arrendersi, non sono necessariamente due facce della stessa medaglia. Arrendersi, spesso, significa semplicemente ammettere l’inutilità di una battaglia, di una sofferenza prolungata.
Tuttavia, se decidiamo di resistere, allora quello di Beethoven può essere il buon esempio a cui aggrapparci. La sua tenacia, la sua grinta e la sua smisurata creatività, sono la conferma che la sopravvivenza può trasformarsi in vita; che la resilienza stessa, crea esistenza. Perché è vero, magari non esiste una ragione precisa per la quale siamo su questa Terra; ma noi ne possiamo trovare un’infinità.

Commenti