I Maneskin hanno vinto l’Eurovision perché il rock non è morto

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Dopo 31 anni l’Eruovision Song Contest torna in Italia. E a portarlo a casa sono stati quattro ragazzi che in molti italiani hanno detto essere incapaci e figli del marketing. I Maneskin vincono l’Eurovision e dimostrano di essere diversi da loro, dimostrano di fregarsene di quello che la gente dice, perchè la gente parla, non sa di che cosa parla.

Tutto quello che la gente dice e dovrebbe non dire

Quando li ho visti la prima volta, nel 2017, sul palco di X-Factor ho pensato che fosse un gruppo speciale. Sapevano stare sul palco anche se non avevano ancora 18 anni. Sapevano emozionare, coinvolgere e sconvolgere con le loro coreografie esagerate. Ricordo bene le critiche mosse a Damiano per essersi presentato sul palco a fare la lapdance con tacchi e calze a rete. L’invidia, ragazzi, fa dire cose assurde. Non lo hanno vinto loro X-Factor, ma il loro disco fece furore e le date che avevano fissato furono subito sold out.

Maneskin hanno vinto l’Eurovision: da dove sono partiti?

Ma la gente, quella che dice di essere cresciuta a pane e rock, non poteva ammettere di avere in casa un gruppo capace di fare musica davvero. Un gruppo di quelli che non se ne vedevano da anni, un gruppo capace di ricordare i più grandi gruppi rock conosciuti. E no, non sto dicendo un’eresia. Ai Maneskin hanno lanciato addosso di tutto. Che non sanno cantare, che si sarebbero persi subito, che si sarebbero sfatti, che si sarebbero fatti travolgere dal successo e quindi persi nel marketing. Ma loro non hanno ascoltato. Loro che sono cresciuti per la strada, suonando in via Del Corso a Roma per pagarsi la prima sala di registrazione, non sono gente che ascolta voci. Nemmeno i Kiss sarebbero i Kiss se avessero ascoltato la generazione di mio nonno e anche un po’ quella di mio padre.


Finale dell’Eurovision Song Contest: vincono i Maneskin
Il primo (e forse ultimo) concerto dei Kiss a Cracovia


Le emozioni hanno ali che volano oltre il confine nazionale e sfondano in Europa

Quando ho visto visto la prima esibizione sul palco degli Eurovision mi sono sentita catapultata alla Tauron Arena, 13 luglio 2019, primo e ultimo concerto dei Kiss in Polonia, a Cracovia. Stessa energia, stessa idea di coreografia infuocata, stessa capacità di tenere il palco, ma senza troppo trucco. Non copiano. Non imitano. Perchè loro “sono fuori di testa, ma diversi da loro”. Hanno scelto una loro strada, nel 2017, e sono coerenti, la portano avanti. E se qualcuno prova a dirgli che non sanno volare, loro aprono le ali e volano. “Con ali in cera alla schiena ricercherò quell’altezza / Se vuoi fermarmi ritenta, prova a tagliarmi la testa“. Perchè loro sanno cosa vogliono, sanno come ottenerlo e hanno tutte le carte per avere quello che meritano. “Scusami, ma ci credo tanto / Che posso fare questo salto / E anche se la strada è in salita / Per questo ora mi sto allenando”. E l’allenamento ha pagato. I Maneskin hanno vinto l’Eurovision, uno degli spettacoli musicali più seguiti al mondo, anche da chi lo guarda solo per dire che non gli piace.

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