Watcher: la recensione

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Watcher è un film thriller diretto dall’esordiente Chloe Okuno. Poche ma buone parole sono da spendere per questo lungometraggio d’esordio della regista trentacinquenne. Questa pellicola è semplice e cristallina sul messaggio che vuole raccontarci. Lo fa senza particolari fronzoli, attraverso un lavoro visivo di pregiata fattura. La regista ci racconta una vicenda opprimente e claustrofobica, che mette al centro il problema della mascolinità tossica. Lo fa con uno stile raffinato, che fonde inquadrature ricercate ,ma non troppo virtuose, ad una fotografia fredda. Insomma Okuno, con una regia semplice, ma tremendamente efficace ed accattivante, riesce a inviare un messaggio chiaro e senza voli pindarici svarionanti ( Alex Garland, impara!).

The Watcher: uno stile impeccabile

Questo Watcher è una gioia estetica. Semplice nella messa in scena, ma in grado di essere artistico a suo modo, senza sfociare in un virtuosismo eclatante. Se si deve scegliere un aggettivo adatto a descriverlo, questo è : elegante. Chloe Okuno sceglie un approccio alla regia maledettamente adeguato al tipo di storia che racconta. Propone un lavoro che mette in armonia perfetta la fotografia dai toni freddi con i movimenti di macchina lenti ma d’effetto. Propone un estetica squisitamente raffinata, che sfrutta mesmerizzanti geometrie prospettiche, che garantiscono una composizione visiva di altissimo livello. Insomma con Watcher, sua opera prima, (tolto un episodio nel film horror antologico VHS) si dimostra una possibile nuova stella del futuro. Tanto da prendersi anche i complimenti di Guilliermo Del Toro. Cosa non da poco.

Watcher : la Paranoia tra Hitchcock e Polansky

Watcher è un thriller psicologico. Ha uno sviluppo lento, ma che grazie alla sua regia ipnotica, riesce a catturarti. L’effetto paranoico è amplificato grazie al perfetto dialogo tra i vari elementi visivi. La paranoia è lenta ad insorgere, ma cresce in maniera inesorabile. I movimenti di macchina sono lenti e generano una dilatazione asfissiante, carica di angoscia, che cresce piano nella protagonista e nello spettatore. Watcher è caratterizzato da un insieme di carrellate che si muovono piano piano, allontanandosi, dal quadro. Ne consegue un effetto voyeristico, dove l’appartamento della protagonista diventa uno schermo. Lo schermo che guardiamo noi, ma che è guardato anche dall’assassino. Ed è su questo piano che il film comunica con due maestri del cinema. Il film risente inevitabilmente l’influsso di due colossi come Hitchcock e Polansky. Rosmary Baby che incontra La Finestra sul Cortile. Chloe Okuno attinge inevitabilmente ai due capolavori, ma riesce a donare comunque al film una sua personalità.

Il semplice a volte è meglio

Recentemente al cinema è uscito Men di Alex Garland. Un film che ha fatto discutere. Lo si è tirato in ballo in quanto condivide con Watcher la scelta tematica: la mascolinità tossica. Sono anche accomunati dalla magistrale interpretazione delle due protagoniste, Maika Monroe nel film di Okuno e Jessie Buckley in Men. Ma le due pellicole non potrebbero essere più diverse. Garland ha abbracciato una via forse un po’ troppo pretenziosa. Ha puntato sullo schock visivo, optando per la via del body horror. Una scelta che di sicuro lascia immagini indelebili nella mente dello spettatore. Ma forse risulta un po’ fine a se stesso. Una ridondanza del concetto, visivamente disturbante, ma che risulta troppo. Watcher punta invece la via più onesta e semplice. Niente arzigogoli concettuali e complessi. Un thriller slow burn, nudo e crudo, lento ma visivamente appagante. A volte la via più semplice risulta la più azzeccata. E la più raffinata. Men strattonava con brutalità lo spettatore nei minuti finali, dopo un ora di noia. Assestava un fendente inatteso. Un guizzo tanto disgustoso quanto disturbante. Watcher invece risulta un film con un andamento più regolare, senza spunti esagerati. Più equilibrato. Forse meno d’effetto, ma di sicuro più onesto e meno supponente. E con uno squisito gusto estetico.

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