“Teatro d’Ira – Vol. I”: i Måneskin sugli scudi

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Teatro d’Ira – Vol. I:

Esce oggi, venerdì 19 marzo, Teatro d’Ira – Vol. I dei Måneskin. La band romana presenta un lavoro discografico diverso dal precedente, sia per sonorità che per produzione in studio.

Teatro d’Ira – Vol. I: che album è?

Teatro d’Ira – Vol. I è una rivoluzione rock. Chi conosce i Måneskin, ed ha imparato ad apprezzarne le sonorità, dovrà aprire la mente e tenderla verso questo nuovo orizzonte musicale. La band romana salpa dal porto sicuro del precedente lavoro discografico, Il ballo della vita, per inoltrarsi in una giungla di alternative rock. Il disco è registrato registrato in presa diretta: i ragazzi sono nella stessa stanza e suonano come fanno nel corso di un live. La differenza con un live sta nel fatto che, se uno dei quattro canna anche solo mezza nota o mezza battuta di un brano, bisogna fermarsi e ricominciarlo da capo.

Teatro d’Ira – Vol. I: una giungla rock

La seconda particolarità di Teatro d’Ira – Vol. I sta nelle sonorità e nei testi. L’album si apre con una ballata, e fin qui niente di nuovo. I Måneskin ne hanno regalate diverse ai fan (Vent’anni, Torna a casa e Le parole lontane), ma Coraline è un brano diverso da quelli sopra citati. Sembra preparare il terreno per la successiva traccia, la Zitti e Buoni che ha vinto Sanremo e che i Måneskin riproporranno all’Eurovision Song Contest 2021. Dal terzo brano in poi diventa chiaro il taglio che i ragazzi hanno voluto dare all’album. Lividi sui gomiti si apre con un riff duro ed esplode nel ritornello, con Damiano che canta: “Striscia, prega, confondi. A noi il coraggio non ci manca, siamo impavidi. Siamo cresciuti con i lividi sui gomiti”.

Testi e riff tosti

Dopo Wanna be your slave, dominata da un assolo di Thomas che si ripete prima di ogni ritornello, arriva la traccia più rappresentativa dopo Zitti e buoni. In nome del Padre si apre con un riff “oscuro”, molto vicino alle sonorità tipiche dell’alternative rock, e prosegue su questa falsa riga. Non fosse per il cantato rabbioso di Damiano, verrebbe da sbirciare la copertina dell’album per assicurarsi di aver acquistato il disco giusto. In nome del Padre è la quintessenza dell’“Ira” spiattellata in copertina. E i Måneskin sono il teatro in cui si esibisce.

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