Sam Mendes, estetica o contenuto?

Viaggio nelle idee e nella produzione di uno dei registi più significativi del nuovo millennio

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Sam Mendes

Possono l’estetismo del teatro e la praticità del cinema unirsi nella produzione cinematografica di un regista? Questo è il lavoro che cerca di fare l’ inglese Sam Mendes, regista dalle basi teatrali che attraverso un utilizzo perfetto del mezzo riesce da anni a rinnovare il panorama cinematografico mondiale. Road to Perdition, Revolutionary Road, American Beauty, sono solo alcuni dei titoli che hanno reso immortale la produzione di Mendes. Una velata critica alla società, l’ analisi del sentimento, un viaggio nella vita di un uomo. Il regista inserisce dinamiche intimistiche in un quadro estetico sempre perfetto dal punto di vista narrativo e tecnico.

American Beauty e Revolutionary Road: il dramma umano secondo Sam Mendes

Kate  Winslet e Leonardo DiCaprio in una scena di Revolutionary Road film del regista Sam Mendes
Kate Winslet e Leonardo DiCaprio in una scena di Revolutionary Road

Il cinema di Mendes, intimista e minimalista, trova la sua massima espressione in capolavori come American Beauty e Revolutionary Road. Due drammi che analizzano il sentimento dell’ uomo, attraverso dinamiche di coppia riconducibili in alcuni elementi anche al binomio uomo donna proposto da Michelangelo Antonioni. Analizza il dramma umano attraverso la poetica del simbolo. Un simbolo che può essere definito come un elemento generico, ma che si veste di significati molto più sottili. L’idea della perfezione estetica crolla totalmente nei film di Mendes, rivelando maschere ed apparenze che ad occhi non attenti sarebbero difficili da comprendere. Revolutionary Road è l’esempio lampante di questa idea del bello illusorio. Il duo Winslet – DiCaprio interpreta una coppia di neo sposi che sembra incarnare il sogno americano. Una giovane coppia al quale è indirizzata l’invidia dell’intero vicinato. Un estetismo che intrappola e che renderà i due protagonisti vittime delle loro stesse apparenze.

Road to Perdition e Skyfall, il tormento dell’ uomo e la fuga solitaria

Paul Newman e il regista  Sam Mendes sul set di 'Road To Perdition'
Paul Newman e Sam Mendes sul set di ‘Road To Perdition’

Uno degli elementi caratterizzanti del cinema di Mendes sono protagonisti solitamente solitari. Questa tendenza la notiamo in modo particolare in Road to Perdition e Skyfall, forse due delle opere più belle del regista. I protagonisti sono due uomini solitari, spinti da un forte sentimento di irrequietezza. Entrambi i film diventano un percorso di redenzione umana, un viaggio in un animo tormentato, nei sentimenti di uomini macchiati da colpe indicibili. Anche qui ritorna l’idea del simbolo: nella moneta con cui gioca il villain di  Jude Law in Road To Perdition, nella villa di famiglia di Bond in Skyfall. Tutti elementi che completano il quadro di personaggi diversi, ma allo stesso tempo incredibilmente simili nelle loro paure e nelle loro inquietudini.

Skyfall e Spectre: Sam Mendes e la svolta al blockbuster

Il regista Sam Mendes e Daniel Craig durante le riprese di Spectre
Sam Mendes e Daniel Craig durante le riprese di Spectre

Mendes è uno dei pochi registi che è stato in grado di rinnovare la concezione di un personaggio già noto al pubblico. Lo 007 raccontato dal cineasta è intimista, fragile e in grado di raccontare i propri sentimenti come mai era successo in nessun film del franchise. Ha avuto la capacità di rendere meno blockbuster dei film che avevano come obiettivo attirare spettatori in sala. Il regista inglese analizza i legami e le emozioni in maniera nuova, trasformando un personaggio nella versione migliore e peggiore di se stesso. Con debolezze, angosce e difetti. Il suo empirismo estetico sembra riassumersi nella magnifica fotografia di Roger Deakins e nei sempre presenti piani sequenza. L’indimenticabile modulo tecnico di Mendes nella scena di apertura di Spectre rimane tutt’ora uno dei lavori più memorabili degli ultimi 10 anni. La carrellata tra le strade di Città del Messico, i colori, le inquadrature sono tutti elementi tecnici che diventano parte integrante della pellicola. Senza queste accortezze tecniche i suoi lavori non sarebbero gli stessi. La capacità di Mendes è stata quella di riuscire a far rinascere un franchise quasi morto e che non aveva quasi più niente da dire o raccontare.

1917, quando l’estetica diventa racconto

Poster ‘1917’

Nel panorama cinematografico internazionale solo due registi sono in grado di affiancare una perfetta estetica del racconto a una scrittura molto sofisticata. Se in Italia il massimo esponente di questo modo di fare regia è Paolo Sorrentino, nel Regno Unito l’ unico capace di portare avanti questo tipo di idea è Sam Mendes. La pellicola che nella produzione del regista inglese ragiona di più da questo punto di vista è 1917. Il film campione di incassi e vincitore di 3 Oscar, è la testimonianza del modo di fare cinema di Mendes. Un finto piano sequenza che segue i protagonisti durante tutta la narrazione. Un film ineccepibile, che vede nel lavoro del settore tecnico il suo vero punto di forza. La sceneggiatura non perfetta è compensata da un virtuosismo tecnico che distrae lo spettatore dalla storia che in certi punti risulta zoppicante. E’ questa la grande capacità di Sam Mendes, riuscire a sopperire ai propri errori con una bellezza estetica impareggiabile.

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