No Time to Die: l’emozionante fine di un’era

Recensione dell' ultima pellicola che vede Daniel Craig nei panni dell'agente segreto più famoso al mondo

0
534
No Time To Die:

Per raccontare No Time to Die c’è bisogno di fare un passo in dietro ed analizzare ciò che lo 007 di Daniel Craig ci ha lasciato. Un personaggio dall’emotività complessa e sfaccettata capace di crescere nel giro di cinque film e di prendere consapevolezza di se stesso. No Time to Die è solamente la chiusura di un cerchio cominciato 15 anni fa che vedeva la MGM e l’Universal prendersi il rischio di realizzare un 007 “diverso” e lontano dalla tradizione classica. Il nuovo film di Cary Fukunaga è più intimo, familiare e intrinsecamente tragico. La storia di un eroe moderno che raggiunge la sua massima espressione. Commuovente, divertente e capace di smuovere qualcosa dentro. No Time to Die è nelle sale di tutto il mondo dal 30 Settembre.

Cary Fukunaga: un esordio all’altezza?

Dopo ben due anni di attesa, il fatidico giorno è arrivato. Cary Fukunaga esordisce alla regia di un film su Bond realizzando una pellicola dinamica e che ha come punti di forza una bellissima fotografia e movimenti di macchina mai banali. Utilizza in modo eccellente lo spazio e la luce puntando totalmente l’attenzione sul suo protagonista. Molto interessante anche l’ impiego dell’action, sempre in movimento ma mai fastidioso, anzi. Riesce a dare la dinamicità giusta alla scena. Sorprendentemente Fukunaga risulta essere un regista perfetto per un film di 007. Sufficientemente estetico e allo stesso tempo capace di gestire ritmi frenetici. Qualche pecca di sceneggiatura qui e lì si nota, certo, ma niente che non passi in secondo piano rispetto l’atmosfera che la pellicola vuole trasmettere.

James Bond (Daniel Craig) e Madeleine (Lea Seydoux) in una scena del film

No Time to Die: i demoni che ci tormentano

No Time to Die è diverso dai soliti film incentrati sul celebre personaggio di Ian Fleming. Meno frenetico, più romantico e umano. Nel corso degli anni Daniel Craig ci ha abituato ad un Bond molto meno “perfetto” delle sue versioni precedenti. Perennemente sporco di sangue e ferito, sia fisicamente che emotivamente. Tormentato da fantasmi del passato che ritornano continuamente. E sono proprio questi demoni a muovere le intere fila della pellicola. Dopo una folgorante prima scena ambientata tra i sassi di Matera, la storia fa un salto di 5 anni raccontandoci di un James in pensione e ritiratosi in Giamaica. A ributtarlo nella mischia sarà Felix, agente della CIA e suo amico di vecchia data che gli proporrà una missione di estrazione di uno scienziato corrotto. Il quadro si rivelerà essere più ampio di quello che in realtà è, facendo riemergere figure del suo passato e riportandolo a Londra tra le braccia dell’ MI6.

No Time to Die: una lettera d’amore al personaggio

Daniel Craig con questa sua ultima interpretazione nei panni di James Bond scrive una vera e propria lettera d’amore al personaggio. In 2 ore e 43 fa scendere 007 dal piedistallo su cui era stato posto 60 anni fa, rendendolo un uomo qualunque. Spaventato, capace di soffrire e spinto a sacrificarsi per ciò che ama. Un’ interpretazione di altissimo livello che riesce a dare ancor più profondità al personaggio. L’analisi emotiva di Bond cominciata nel 2006 con Casinò Royale viene portata definitivamente a compimento, con un lavoro recitativo che verrà ricordato anche negli anni a seguire. Il saluto al personaggio che non tutti ci aspettavamo, ma di cui avevamo incredibilmente bisogno. Chi verrà dopo di lui avrà l’enorme responsabilità di eguagliare un lavoro che, al momento, sembra essere ineguagliabile.

James Bond (Daniel Craig) e Felix Leiter (Jeffey Wright) in una scena del film

Il tempo è fugace

Un tema torna costate in No Time To Die: il tempo. L’età che avanza sul volto di 007, la frase “abbiamo tutto il tempo del mondo” che ripercorre la pellicola come una distruttiva premonizione. Il pubblico è costretto a dare un ultimo e definitivo saluto ad un personaggio che non ha la forza di lasciare ancora andare. E’ proprio per questo che No Time to Die sarà ricordato come un punto di rottura per il franchise. Il mondo saluta il Bond più longevo di sempre, ricordandolo come un qualcosa di diverso e di rivoluzionario.

Vecchi amici e nuovi nemici

Nonostante non tocchi i picchi di Casinò Royale e Skyfall, No Time to Die conquista un bel terzo posto nella scala di gradimento. Il villain funziona anche se in alcuni momenti risulta un pò eccessivo. Tantissime sono le similitudini tra Lyutsifer Safin e il leggendario Dr. No. Un villain che come sua arma usa la biochimica e l’ ingegneria genetica, ma che soprattutto sa come colpire gli avversari sfruttando i loro punti deboli. Rami Malek porta su schermo un cattivo inquietante, bondiano e stravagante al punto giusto. Mai come questa volta Madeleine (Lea Seydoux) agisce come una vera e propria comprimaria. Nonostante la sua figura sia disegnata e delineata meglio rispetto a Spectre continua ad essere leggermente sotto le aspettative.

La sicurezza del team MI6

James Bond (Daniel Craig), Eve Moneypenny (Naomie Harris) e Q (Ben Wishaw) in una scena del film

Bello vedere come regista e sceneggiatori abbiano voluto dare spazio maggiore, rispetto agli altri film, al team MI6. L’ introduzione di Lashana Lynch come Nomi (la nuova 007) funziona alla grande rivelandoci un personaggio grintoso e dinamico. M (Ralph Fiennes) , mai come in questa pellicola, rappresenta la difficoltà che le istituzioni hanno di tenersi al passo con i tempi. E’ proprio su questo tema che mantiene un confronto dialettico costante con Bond. Funzionale, come al solito, anche la presenza di Q (Ben Whishaw) che riesce a rompere, con l’ humor inglese classico dei film su 007, il filo di tensione continuo che accompagna il film. No Time to Die segna anche il rientro in scena di Jeffrey Wright nei panni di Felix Leiter. Un’ aggiunta emotivamente potente che segnerà il cammino di James. Brillante anche Ana De Armas nei panni di Paloma, una comparsa molto breve ma comunque intensa.

Ode al James Bond più emozionante di sempre

Ad impreziosire il prodotto No Time to Die, già di altissimo livello, c’è la struggente theme song interpretata da Billie Eilish e le bellissime musiche totalmente immersive di Hans Zimmer. L’atmosfera che la colonna sonora riesce a creare ci fa tuffare, non solo nella storia, ma anche nella mente del protagonista. No Time to Die è un film che chiude un cerchio. Mette la parola fine ad un lavoro iniziato 15 anni fa che puntava totalmente sull’emozione con l’ obiettivo di rendere il James Bond di Daniel Craig il più emozionante di sempre. Missione compiuta.


James Bond e la pesante eredità di Daniel Craig


No Time to Die: dove vederlo?

No Time to Die è disponibile nelle sale dal 30 Settembre.

Commenti