“More Heroes” – Riflettori sul Punk: Buzzcocks

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la band Buzzcocks

“More Heroes” è una rubrica dedicata alla scoperta dei più grandi nomi che hanno fatto la storia del punk, molti dei quali non conosciuti adeguatamente come meriterebbero. Oggi i riflettori sono puntati sui Buzzcocks.

Precursori da Manchester

Nati nel 1976 a Manchester, i Buzzcocks sono uno dei gruppi più importanti di sempre del punk rock. Così come i Ramones e gli Undertones, la band è ricordata per essere tra le fondatrici di quel sottogenere che, in futuro, verrà denominato pop punk e sarà la fortuna di gruppi quali gli Offsprings e i Green Day. Inoltre, sono riconosciuti come la prima band che dette alle stampe un EP con la propria etichetta discografica. Un fenomeno, quello del DIY (do it yourself, fai da te in italiano) che risulterà un’aspetto determinante per il genere, specialmente negli anni ’80 con l’affermazione dell’hardcore.

Fondata dal cantante Howard Devoto e il chitarrista Pete Shelley, la band è presto influenzata dalle recensioni dei giornali sul primo concerto dei Sex Pistols e in seguito da una loro esibizione dal vivo, tanto che cercarono e riuscirono ad esserne il gruppo spalla a un loro concerto tenuto nel mese di luglio. Affiancati dal bassista Steve Diggle e il batterista John Maher, con questa formazione, sul finire dell’anno, rilasciano l’EP “Spiral Scratch” per la loro etichetta New Hormones.

Da lì a poco Devoto lascia il gruppo per fondare i Magazine. Shelley passa alla voce, Diggle alla chitarra e il posto di bassista è rilevato da Steve Garvey. Nasce così la formazione classica, che pochi mesi più tardi firma un contratto con la United Artist Records.

Discografia e scioglimento nel 1981

Nel biennio ’78-’79 i Buzzcocks rilasciano i loro lavori più importanti: “Another Music In a Different Kitchen”, “Love Bites” e “A Different Kind Of Tension”. Caratteristica della loro produzione, oltre alle sonorità ricche di melodia e orecchiabilità, sono le liriche che spaziano sul tema della sessualità (in particolare nei primi due album) raccontata sotto vari aspetti. Una scelta che li distingue da tutte le band loro contemporanee.

Copertina della raccolta “Singles Going Steady”

Sempre nel 1979 pubblicano “Singles Going Steady”, una raccolta di brani provenienti in gran parte dai singoli usciti nei tre anni precedenti. Poiché molti di essi sono i più celebri e conosciuti dei Buzzcocks, essa è considerata fondamentale nella loro discografia tanto da essere inserita dalla rivista Rolling Stone al 358° posto nella classifica sui 500 migliori album di tutti i tempi.

Nel 1981, poco dopo aver iniziato le registrazioni per un quarto disco, la band si scioglie.

Reunion definitiva

Nel 1989 Shelley e Diggle decidono rimettere insieme i Buzzcocks e s’imbarcano in un lungo tour in giro per il mondo. Fino al 1992 vengono affiancati dagli stessi Garvey e Maher, ad eccezione, per quest’ultimo, di un periodo fra il 1990 e il 1991 in cui viene sostituito da Mike Joyce, ex batterista del gruppo alternative rock The Smiths. Successivamente, la sezione ritmica vedrà l’avvicendarsi di Tony Barber e Phil Baker e, dopo un decennio d’attività, Chris Remington e Danny Farrant.

La line up originale dei Buzzcocks si riunisce per due date nel maggio del 2012 a Manchester e a Brixton. Per l’occasione partecipa anche Howard Devoto che non si esibiva con il gruppo dal 1977.

Nel 1993 pubblicano il quarto album d’inediti dopo quattordici anni dal titolo “Trade Test Transmission”. Seguiranno altri cinque lavori, l’ultimo dei quali pubblicato nel 2014. Tutt’oggi in attività, la band ha subito una gravissima perdita nel dicembre 2018 con la morte di Pete Shelley causata da un’attacco di cuore. Aveva solo 63 anni.

Curiosità

Il nome della band deriva da una serie televisiva degli anni ’70 dal titolo Rock Follies e in particolare dal tormentone “that’s a buzz, cocks” (questa è la voce che gira, ragazzi).

Nel 1993 i Buzzcocks sono stati gruppo spalla dei Nirvana durante il loro ultimo tour e nel 2003 dei Pearl Jam.

Nel 2005 Shelley realizza una nuova versione del loro brano più famoso, “Ever Fallen In Love?”, in omaggio al dj inglese John Peel, i cui proventi furono donati ad Amnesty International. Diversi gli ospiti prestigiosi presenti quali David Gilmour, Elton John, Robert Plant e molti altri.

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