K-Trap, Street Side Effects | La Recensione

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K-Trap, Street Side Effects

K-Trap è un trapper inglese che si racconta con Street Side Effects, un album con ambizioni liriche che inciampano su un sound trap poco notevole.

K-Trap: di cosa parla Street Side Effects?

La trap è un fenomeno americano, ma se ne possono cogliere le influenze in tutto il mondo. Dall’Inghilterra giunge il debutto di K-Trap produttore e rapper di Londra con ormai quattro anni di attività all’attivo. Al secolo Devonte Perkins, il giovane di Gipsy Hill si è costruito addosso una notevole identità artistica, caratterizzata dall’indossare sempre un passamontagna nero. In stile Leikeli47, anche se ancora non hanno collaborato; o come il nostro Junior Cally, ma senza (si spera) i suoi messaggi sulle donne. K-Trap si presenta così anche alle interviste, nelle quali racconta il processo di realizzazione del suo album di debutto Street Side Effects

Dopo tanto tempo a partire dal suo debutto, il rapper si è reso conto dei cambiamenti che la scena ha attraversato. Si può comunque percepire un certo ottimismo in K-Trap, che racconta Street Side Effects in un’intervista all’edizione inglese di Complex. “Ci ho dedicato tantissimo”, dice sull’album. “Mi sembra che questa sia la prima volta che mi sono aperto a tutti i miei seguaci e i miei fan. Mi sembra che loro di me non abbiano visto che un quarto, e che gli ho dato molto di più con questo album. Spero che la gente possa da esso imparare, e imparare anche dai miei errori. Spero che tutti se ne vadano con una sorta di messaggio, e se lo godano.”

Trap introspettiva… ma non tanto.

Ha ottenuto collaborazioni con alcuni dei suoi seguaci di lunga data, come Blade Brown e D-Block Europe, nonché con colleghi di più lunga carriera come M1llionz e Giggs. Ma soprattutto K-Trap intende usare il proprio album per raccontare di sé. Come le medicine che compaiono sulla copertina, la vita della strada ha un lato esilarante e uno doloroso, che danna per sempre chi con essa entra in contatto. Aspetti che K-Trap racconta in tutte le loro sfaccettature in Street Side Effects, con una variazione più introspettiva e sfaccettata della classica trap. L’elemento che contraddistingue l’album è l’ambizione, il desiderio di riscatto. “I want to live in a castle”, mugugna. E torna indietro alla sua infanzia, ai litigi con sua madre, all’attacco subito da un giovane del quartiere che gli lanciò contro un mattone. Ed è determinato a raccontare il più possibile della propria storia, con tutte le sue sfumature.


SquadDrone: intervista e singolo “è Trap bro”


Dal punto di vista sonoro, purtroppo K-Trap non porta nulla di nuovo con Street Side Effects. Un album trap senza alcuna pretesa, con i sound denaturati e l’eccesso di autotune che tutti sono abituati a sentire anche in classifica. Nonostante i contenuti più profondi del solito, K-Trap non riesce ad allontanarsi dalle tendenze mainstream e creare un lavoro tutto suo. Il risultato danneggia grandemente il lavoro, privandolo della scintilla necessaria per elevarsi al di sopra degli ambienti di sola trap. Ma si coglie un’ambizione, in lui, che pochi trapper del momento riescono a sfoggiare. Sicuramente i fan della trap saranno soddisfatti del lavoro, nonostante ci sia ben poco appeal per lui al di fuori di quella scena. Per adesso, almeno…

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