Bandcamp, il vinile alternativa a Spotify?

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Spotify, si sa, è una grande risorsa per gli artisti. Ma non è l’unica. Bandcamp è una valida alternativa, e oggi porta una considerevole novità.

Bandcamp e il vinile, come funziona?

Il progetto Bandcamp è nato nel 2007 in California, e si propone come uno spazio digitale pensato per permettere agli artisti di promuovere al meglio i loro album. L’idea di trasformare questi ultimi in vinili si rifà ad un dato dello scorso anno. Negli Stati Uniti sono stati venduti 27 milioni di LP, il 27% del totale degli album venduti. Non è poco, ed è bastato a Ethan Diamond, imprenditore e fondatore di Bandcamp, per comprendere che i 33 e 45 giri possono avere di nuovo mercato. Da qualche giorno, infatti, il servizio online darà la possibilità di convertire i propri album in vinili.


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La nascita di Bandcamp

Il suo cofondatore e CEO lo definisce “un negozio di dischi e una community musicale”. Ogni artista ha la massima libertà di decidere come vendere la sua musica, in digitale oppure, recentemente, in vinile. Quest’ultima opzione è entrata in vigore a metà gennaio, e ha preso il nome di Bandcamp Vinyl Pressing Service. Al momento l’iniziativa riguarda 10.000 musicisti indie, ma il numero è destinato ad aumentare.

Vinyl Pressing Service

La procedura è molto semplice. I costi di stampa sono a carico dei fan che acquistano il disco, e questo azzera le perdite per l’artista: per spiegare meglio, l’album verrà venduto se ci saranno sufficienti persone a richiederlo. Finora solo il 12% degli artisti aveva optato per la versione 33 e 45 giri, per un totale di due milioni di vinili venduti nel 2020.

Un fenomeno in crescita

L’iniziativa è stata creata proprio nel periodo in cui il vinile ricominciava a prendere piede. L’azienda però ha cominciato a vedere i primi risultati solo cinque anni più tardi, ma da allora la crescita è stata costante. Dal 2007 a oggi i fan hanno acquistato musica per un valore complessivo di 653 milioni di dollari, e 15,6 solo nell’ultimo mese, scegliendo fra oltre 3.000 etichette e centinaia di migliaia di musicisti. Ognuno di questi ha, come detto, la massima libertà di gestire la propria musica, decidendo quali contenuti rendere gratuiti: inoltre, può fissare i prezzi per download e album, oltre alla vendita di materiale e gadget.

I colossi della musica

Per capire a fondo l’unicità del progetto di Bancamp bisogna spiegare il ruolo delle app di musica. Prendiamo ad esempio Spotify e Apple Music, due nomi a caso. Al netto delle tassazioni e delle spese, colossi come questi pagano all’artista circa 0,004 dollari per ogni ascolto: le briciole, come possiamo capire. Questo significa che su certi siti un artista può sopravvivere solo avendo milioni di ascolti ogni giorno: il che rende la vita molto difficile ai musicisti emergenti.

Una valida alternativa

Bandcamp, al contrario, trattiene il 15% da ogni transazione digitale, e il 10% dalle vendite fisiche. Il resto va all’artista, che viene pagato nel giro di uno o due giorni. Per di più, i singoli fan possono decidere di aggiungere a loro discrezione una cifra supplementare. “Non dover passare attraverso l’etichetta e ricevere direttamente i ricavi del proprio disco è il modo migliore di vendere la propria musica”, ha spiegato Luca Zennaro, chitarrista jazz presente sulla piattaforma.

Altre opzioni

Oltretutto, Bandcamp incassa una piccola parte anche dagli abbonamenti Pro, che costano dai 10 ai 50 dollari al mese. Abbonarsi per gli artisti significa ottenere nuove opzioni: monitorare i propri movimenti sulla piattaforma e migliorare il rapporto con la fanbase. La piattaforma prevede infatti sezioni apposite, come quella per i commenti, o il servizio editoriale con interviste e Best of dei brani. Un mondo alternativo per la musica emergente, insomma, che vale la pena seguire.

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