2019 in musica: 10 cose da ricordare di quest’anno

Il 2019 in musica è stato un anno con tanti pro e contro In questo articolo vogliamo soffermarci sui pro, sui motivi per ricordare questa particolare annata

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Anche il 2019, come ogni anno, ha evidenziato cose positive e negative circa il mercato musicale. Come sempre, infatti, abbiamo avuto svariati album di artisti affermati o emergenti che hanno talvolta soddisfatto e talvolta deluso, abbiamo avuto performance di grande qualità e altre dimenticabilissime, abbiamo avuto strategie promozionale di alcuni artisti che abbiamo apprezzato ed altre che ci hanno fatto rimpiangere i tempi in cui il mercato musicale era mille volte più lineare ed organizzato. Per questo abbiamo deciso di dedicare due articoli sul 2019 in musica: uno su 10 cose di pregiato valore che ricorderemo con felicità e uno su 10 che invece cercheremo di dimenticare con tutte le nostre forze.

Riassumere il 2019 in musica con un paio di articoli è difficile, molto materiale di grande qualità rimarrà fuori da questo articolo e molto materiale di pessima fattura rimarrà fuori dal prossimo, tuttavia spero di riuscire a dare un quadro quanto più completo possibile dell’annata: let’s go! CLICCA QUI PER L’ALTRA PARTE DI QUESTO ARTICOLO

2019 in Musica: 10 punti positivi dalla 10 alla 1

10. Christina Aguilera ritorna in tour su scala mondiale dopo ben 12 anni

Christina Aguilera viene da un decennio di scarsissima attività musicale: se negli anni 2000 ha costruito una carriera epica nello scenario pop, la diva di recente aveva perso voglia di fare musica e di esibirsi. Colpa in parte degli album andati male nelle classifiche, certo, ma in parte anche della comodità di incassare un buon assegno facendo da giudice di un talent show come The Voice per molti anni di fila: una condizione assai deludente per una delle artiste e performer più brave che la musica pop ci abbia mai donato, ma che negli ultimi 2 anni ha avuto una fine.

Già lo scorso anno, infatti, Xtina era tornata con un album molto bello ed un tour nordamericano. Il tour era breve, si teneva in venue piccole, ancora eravamo lontani dai vecchi fasti della Aguilera, ma comunque la sua grande voce era tornata finalmente in piazza a far vedere di cosa fosse capace. Ebbene, ciò le è servito come rodaggio per prepararsi al ventennale della sua carriera: in questo 2019, infatti, la diva è stata praticamente sul palco tutto l’anno, proponendo uno show grintoso e potente sia in pianta stabile a Las Vegas che poi in tour in Europa e Messico.

Ciò ha portato ad un impegno spalmato per un anno intero e per quasi tutto il globo, che ha permesso a moltissime persone di apprezzare finalmente dal vivo una performer dalle capacità straordinarie. Oltre al fatto in sé, questo ritorno dà un messaggio chiaro: Christina è tornata davvero, ha voglia e grinta a volontà per davvero, e ci prepara ad un prossimo decennio che avrà tutt’altro andazzo di quello corrente.

9. Burna Boy fa la storia: un cantante nigeriano entra finalmente nelle classifiche americane ed europee

Anche in questo punto parliamo di qualcosa che aveva iniziato a prepararsi già negli scorsi anni: il cantante nigeriano Burna Boy, infatti, è da tempo un fiore all’occhiello da parte dell’industria musicale americana e britannica. Dotato di un innegabile talento e di uno stile molto internazionale, l’artista è stato notato già in passato dalla critica ed ha avuto più di un aiuto per entrare, passo dopo passo, nel mainstream dell’universo musicale. Un ingresso che è stato dunque lento, ma che quest’anno è arrivato al suo clou.

In quest’annata, infatti, Burna Boy è stato inserito in svariate collaborazioni che hanno permesso agli ascoltatori R&B e hip-hop di memorizzare il suo nome: Mahalia e Jorja Smith, in particolare, hanno inserito l’interprete nei singoli “Simmer” e “Be Honest”, canzoni che sono diventate delle vere e proprie hit nel Regno Unito. Questo ha tessuto un terreno fertile che ha portato a singoli capaci di attirare sempre di più l’attenzione degli ascoltatori urban, ed alla fine ha portato all’album “African Giant”, un disco apprezzatissimo dalla critica e che è stato capace entrare nelle classifiche di USA e mezza Europa.

Il mercato musicale occidentale, e soprattutto quello di USA e UK, è molto chiuso verso ciò che proviene da zone meno floride del mondo: gli esempi di artisti appartenenti a mercati secondari che hanno ottenuto successo qui possono contarsi sulle dita. Burna Boy, in particolare, è in assoluto il primo cantante nigeriano a pubblicare un album capace di entrare in così tante classifiche: un risultato che fa ben sperare per un futuro in cui i magici ritmi africani potranno forse avere un loro posto nell’universo musicale mondiale.

8. Lizzo e Mabel: USA e UK puntano su ottime voci per lanciare delle nuove popstar

In genere, quando delle popstar esplodono nel mercato musicale non sono proprio al top della forma vocale: spesso le case discografiche aspettano che siano nomi relativamente forti prima di far sì che studino canto a sufficienza da raggiungere il meglio delle loro opportunità, e qualche raglio ce lo siamo beccato praticamente a inizio carriera di quasi chiunque. Quest’anno, però, fra le “quasi new artist” su cui l’industria anglofona ha puntato di più abbiamo trovato due interpreti dotate non solo di bei timbri, non solo di ottimi repertori ma anche di capacità vocali già ben temprate ed in grado di reggere il confronto coi veterani.

Sia Mabel che Lizzo, in realtà, erano attive già da un po’ di tempo quando le rispettive signature hits “Don’t Call Me Up” e “Juice” sono state pubblicate. Per il grande pubblico, però, erano entrambe delle novità assolute, e non pochi di noi sono rimasti sorpresi quando hanno assistito alle prime performance di queste tracce. Due canzoni difficili, con cambi di registro che avrebbero portato a gravi stonature quasi chiunque, ma non queste due ugole, che con le loro capacità hanno lasciato anche i più scettici con un palco di naso.

Entrambe le interpreti hanno successivamente continuato a beccare altre hit ed hanno pubblicato due album molto forti, che si sono fatti notare nelle classifiche internazionali. Vedremo a cosa porterà per loro il nuovo decennio: le aspettative nei loro confronti sono sicuramente tante.

7. The Kelly Clarkson Show: il bel canto ha un appuntamento fisso nella TV americana

Chi conosce bene Kelly Clarkson, la prima concorrente di un talent ad ottenere un fortissimo successo commerciale proprio in virtù della sua partecipazione a tale show, sapeva già cosa stava per avvenire in questo 2019. Erano anni, infatti, che la diva lasciava intendere di voler provare a fare anche la conduttrice, e gli ottimi risultati ottenuti conducendo degli award-show avevano confermato come fosse perfettamente in grado di dar luogo ad un suo show. Allo stesso modo, chi segue quest’artista sa che anche dopo il talent non ha mai smesso di proporre ottime cover live di qualsivoglia brano: questi due fattori si sono uniti in un risultato molto scoppiettante.

Il The Kelly Clarkson Show è partito a settembre e, fin dalla prima puntata, ha incluso un momento prettamente musicale chiamato Kellyoke. In apertura di ogni episodio, infatti, Kelly ha cantato un brano sempre diverso di un artista sempre diverso, eseguendo sempre esecuzioni a tutta voce che hanno creato ben presto un appuntamento fisso ed irrinunciabile con il bel canto. La TV americana, c’è da dirlo, è molto più “musicata” di quella italiana: lì tutti gli show pomeridiani e serali accolgono quasi sempre cantanti e rapper da far esibire, a differenza di quanto avviene qui in Italia in cui i programmi che ospitano performance sono davvero pochi.

Con il “The Kelly Clarkson Show”, però, si è ottenuto qualcosa che nemmeno la TV americana possedeva: la presenza di un appuntamento fisso con un determinato livello di qualità canora, in cui il tutto è gestito da una delle cantanti più brave che l’industria musicale statunitense abbia mai prodotto. Questo ha creato un meccanismo ben diverso da quello già presente, ed ha donato agli estimatori del vero bel canto una certezza da fruire attraverso il piccolo schermo.

6. Il ritorno di grandi vocal band del passato, sotto tante forme

Il boom dell’effetto nostalgia, che nel mondo del cinema ha fatto tanti danni, nel mondo della musica ha creato un fenomeno positivo: quello del ritorno delle grandi boyband e girlband del passato in un periodo in cui questa forma d’intrattenimento manca quasi del tutto – se escludiamo le boyband gestite da Simon Cowell, che con eccezione dei CNCO non hanno comunque lo smalto dei colleghi di altre generazioni. Tutto è partito dalle due grandi band degli anni ’90, Backstreet Boys e Spice Girls, che hanno rispettivamente pubblicato un album dopo anni di soli singoli ed eseguito un ritorno monumentale con un tour negli stadi, ma il fenomeno non si è fermato qui.

A metà anno, infatti, un’altra band che ha ottenuto un successo enorme in un passato meno remoto è tornata in scena: si tratta dei Jonas Brothers, che dopo anni di carriere da solisti hanno riunito le forze per una nuova era discografica. Con singoli di successo, un album ben venduto ed un tour a larghissimo raggio, il gruppo ha macinato un successo enorme con una qualità musicale alta, per quanto abbia oggettivamente puntato su uno stile che non aveva nulla a che vedere con la vecchia musica del trio nato 13 anni fa su Disney Channel. Di nuovo, però, il fenomeno non si è fermato qui.

Oltre alle Spice, infatti, c’è stato anche un altro tour di una band che aveva ottenuto successo in passato, per quanto con una notorietà minore in Europa: si tratta delle Danity Kane, band che è riuscita finalmente a mettere su una tournée spettacolare e capace di rallegrare moltissimi fan. Infine, l’anno si è concluso con l’annuncio della reunion di un’ulteriore girlband, le meravigliose Pussycat Dolls, che oltre ad annunciare un tour e ad eseguire una sfavillante performance si sono messe perfino al lavoro su nuovo materiale. Il 2019 è stato, insomma, un grande anno per gli amanti delle band.

5. La dance rifiorisce con brani di una pregiata qualità dopo anni di crisi

Nonostante alcuni generi musicali ci abbiamo martellato le orecchie in maniera asfissiante (ne parleremo nel prossimo articolo), il 2019 ha permesso anche a generi che ormai sembravano essere stati sepolti di tornare ad allietarci nelle radio. In particolare ciò è vero per la dance, genere che dopo essere diventata troppo inflazionata per alcuni anni (con conseguente calo di qualità) è poi praticamente sparita. In uno scenario in cui molti intrattenimenti erano spariti in favore di altri, il 2019 in musica ci ha allietato con una controtendenza che ha visto una musica dance di qualità ritornare nelle vostre vite, spesso accompagnata da grandissime voci.

A dare il via a questo fenomeno è stata Celine Dion, che con il brano “Flying On My Own” ha confezionato una power ballad dance a tutta voce come non se ne vedevano da anni: il meraviglioso album che ha pubblicato successivamente, “Courage”, si è poi diretto verso altri lidi, ma comunque il rilascio di questo brano ha permesso di avviare un trend molto positivo. Dopo non molto tempo, infatti, il DJ Kygo ha avuto l’onore di rimaneggiare in chiave dance una demo della compianta Whitney Houston, “Higher Love”: il risultato è stato un brano veramente meraviglioso, che ha ottenuto un successo mondiale ed ha consacrato Kygo come uno dei produttori più interessanti di questi anni.

Parlando di DJ producers, dunque, ci sono anche altri nomi da segnalare: i britannici Jax Jones e Sigala, che collaborando con molte popstar internazionali hanno messo su una buona lista di canzoni interessanti, ma soprattutto l’italiano Meduza, che con il grano “Piece Of Your Heart” ci ha regalato un meraviglioso esempio di dance ben prodotta ed ha ottenuto una grandissima hit mondiale.

4. Il ritorno dell’R&B un po’ più old school nonostante l’invasione trap

La trap, come già accennato, in questi anni è ovunque e spesso ingloba anche altri generi black come hip-hop ed R&B, generi che rischiano quindi di sparire, di perdere la loro essenza. Per fortuna, alternandosi in diversi periodi dell’anno, alcune stelle della musica R&B americana hanno combattuto contro questo trend, producendo musica di altissimo livello che ha rievocato gli stili R&B tipici degli anni 2000. Il primo a farlo è stato Chris Brown, che ha dato il via all’anno con il brano “Undecided”, una traccia che anche sfruttando un gustoso sample riusciva a rievocare atmosfere che la musica di oggi ha quasi dimenticato.

Successivamente, Brown ha pubblicato un album di circa 30 tracce: alcune, incluso il singolo “No Guidance”, hanno “rispettato” gli stili simil-trap di questi anni, ma l’artista ha lasciato molto spazio anche alla musica con cui è cresciuto. Un discorso simile si può fare anche per un’altra artista sua coeva, la cantante e ballerina Ciara, che seppur rilasciando anche singoli prettamente urban ha recentemente dato molto spazio anche a musica prettamente R&B. Canzoni come “Beauty Marks”, “Greatest Love” e “Thinkin’ Bout You” hanno riportato nella musica di oggi tutti gli aspetti dell’R&B anni 2000, e infine l’artista ha chiuso l’anno con “Melanin”, un inno crunk’n’b nel pieno dello stile che lanciò l’artista a inizio anni 2000.

Sempre in finale di anno, anche Usher è tornato con il bellissimo singolo “Don’t Waste My Time” in collaborazione con Ella Mai: una traccia prettamente R&B classical, che riesce a concederci sensazioni visionarie ed avvolgenti ma soprattutto sembra fare da preludio ad un prossimo album davvero elettrizzante. Inoltre non dobbiamo dimenticarci di artisti come Teyana Taylor e Kehlani che, pur essendo molto giovani e provenendo dalla stessa generazione dei trapper, portano avanti nella loro carriera la musica R&B in stampo 2000.

3. Madonna e Lana Del Rey: quando si ritorna ai propri vecchi fasti dopo anni di progetti deludenti

Il mondo della musica è pieno di persone che dopo anni di grandi album iniziano ad afflosciarsi e perdere smalto; sono ben più rari, invece, i processi inversi, in cui dopo la parabola discendente c’è un’inversione della rotta. Ebbene, quest’anno questa meravigliosa eccezione è toccata a due grandissime popstar: l’iconica regina del pop Madonna ed una delle sue “sottoposte”, Lana Del Rey. Pur venendo da due carriere molto diverse, una lunga molti decenni ed una nata meno di 10 anni fa, i loro comeback possono essere paragonati, e vi spiego perché.

Entrambe venivano da svariati progetti molto deludenti per i loro vecchi standard: per Madonna parliamo in realtà degli ultimi 2 album, di cui comunque già il secondo era anni luce superiore al precedente, mentre per Lana si tratta di un’intera carriera che non era praticamente mai riuscita ad eguagliare i livelli del suo primo album, “Born To Die”. Ebbene sia Madonna che Lana Del Rey, rispettivamente con gli album “Madame X” e “Norman Fucking Rockwell”, sono finalmente ritornate a lavorare con una serietà sufficiente da poter produrre album di altissima qualità, senza lasciarsi più distrarre da questioni che in passato hanno condizionato la loro musica.

Lana, ad esempio, era entrata in un circolo vizioso che rendeva la sua immagine sempre più importante, a tal punto da rendere la musica una diretta conseguenza del marketing e non più viceversa. Madonna invece ha prima pubblicato “MDNA”, un album fatto di fretta e furia giusto per poter andare in tour, mentre successivamente ha subito un leak selvaggio che l’ha portata a riconfezionare daccapo l’album “Rebel Heart” – e che quello che abbiamo ascoltato non fosse quanto congegnato inizialmente purtroppo si sente. La morale della favola è: quando a parlare è solo la musica, senza che altro distragga, gli artisti possono sempre dare il meglio di sé: queste due donne ce l’hanno provato, e speriamo possano essere d’esempio a tanti e ricordare loro stesse questa lezione.

2. Lil Kim e Missy Elliott: il maestoso ritorno di due dive del rap

Il corrente decennio è stato molto scarso per quanto riguarda l’hip-hop al femminile. Tolta l’onnipresente Nicki Minaj, infatti, quasi ogni tentativo di nuove femcee di avanzare è molto più nascere: le uniche ad aver fatto qualcosa in più sono state Iggy Azalea e Cardi B, tuttavia la prima è durata pochissimo nei piani alti del mercato musicale e la seconda è un fenomeno degli ultimissimi anni. In questo contesto, fatta eccezione di un ritorno di Trina ed Eve a inizio decennio, tutte le grandi signore del rap che negli anni ’90 hanno portato per la prima volta delle “quote rosa” nel genere hip-hop erano sparite dalla circolazione, lasciando un forte vuoto nel mondo della musica.

Chi per motivi legali, chi per motivi di salute, chi per questioni legate semplicemente alle case discografiche, tutte le grandi femmcee erano quindi sparite. Quest’anno, però, ha segnato un fortissimo cambiamento di rotta: da un lato l’iconica Lil Kim, in assoluto primissima rapper donna a costruirsi una carriera da solista, è tornata con un nuovo album capace di mescolare con grinta e potenza old e new school; dall’altro, l’assoluta regina del genere Missy Elliott ha avuto modo di effettuare un ritorno in pompa magna come è giusto che sia con un nome come il suo.

La diva di “Lose Control” ha infatti vinto il Vanguard Award agli MTV Video Music Awards, ed in relazione a ciò ha avuto modo di eseguire una performance stratosferica e di pubblicare un EP ricco di materiale a dir poco esplosivo. Questo ritorno è stato accompagnato anche da video musicali eclettici, ricchi di quello spirito di innovazione che ha reso grande Missy in passato: in altre parole, il 2019 è stato finalmente l’anno della rivincita per quegli amanti della musica hip-hop old school che non vedevano brillare le loro rappresentanti femminili da anni.

1. Il grande talento di Mahmood brilla a Sanremo e ancora di più in Europa

Era dal 1998 che un conduttore del Festival di Sanremo non decideva di far gareggiare nuove proposte e big in un’unica categoria: quell’anno a vincere lo show fu Annalisa Minetti, che debuttava in quel frangente con il brano “Senza Te o Con Te”. Quest’anno il ritorno di tale regola ha fatto sì che la storia si ripetesse: il novellino Mahmood, il cui talento autoriale aveva già prodotto hit per tanti altri, ha trionfato nella gara con il brano “Soldi”. Un ragazzo dotato di un timbro particolare, di uno stile fortemente internazionale e di una buona potenza vocale ha trionfato durante la principale competizione musicale italiana: a poco sono valse le successive polemiche sulla sua nazionalità o altro, la sua “Soldi” è diventata un successo di proporzioni bibliche.

Dopo il rilascio di un album di successo e prima ancora che arrivasse un tour altrettanto soddisfacente, Mahmood ha riportato il buon nome dell’Italia per la prima volta dopo anni nelle classifiche europee: dopo essersi qualificato secondo all’Eurovision, infatti, il ragazzo è entrato in tutte le classifiche europee e venduto cifre veramente mastodontiche in giro per il Vecchio Continente, tanto da riuscire poi ad organizzare un tour europeo e addirittura ad esibirsi in altre trasmissioni internazionali. Pochi sono arrivati a tanto dopo l’Eurovision, quasi nessuno senza averlo neppure vinto.

Il risultato di Mahmood viene dopo anni in cui quasi nessun artista italiano è riuscito a infrangere le mura del mercato estero: certo, Pausini, Ramazzotti e Bocelli reggono ancora bene su quel fronte, ma dell’ultima generazione di popstar praticamente nessuno era riuscito a fare lo stesso, nemmeno nomi quotatissimi in Italia come Alessandra Amoroso o Marco Mengoni. Persone come Mahmood dimostrano che il provincialismo della musica italiana, volendo, potrebbe essere abbattuto: anche questo potrebbe essere un segnale molto importante per i prossimi anni.

In ogni caso, al di là dei singoli punti, per ricordarsi del 2019 in musica ciò che conta è mettere su proprio quella musica. Vi lascio con la mia personale playlist delle canzoni che più mi hanno rappresentato quest’anno, buon ascolto.

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