17 marzo 1976: Moriva oggi a Roma Luchino Visconti

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Si spegneva oggi a 70 anni il regista de “Il Gattopardo” e di “Senso”, uno dei padri del neorealismo italiano, a cui Visconti stesso ha dato inizio.

Nato all’interno della nobiltà lombarda, Luchino Visconti di Modrone, viene alla luce a Milano il 2 novembre 1906.

Frequenta con alterni risultati il liceo classico, studia violoncello e sviluppa interesse per la lirica e il melodramma. Il padre Giuseppe è infatti uno dei finanziatori della Scala di Milano e il salotto Visconti è frequentato, fra gli altri, da Arturo Toscanini.

I primi passi nel mondo del cinema vengono mossi da Visconti a Parigi, dove diventa assistente alla regia e ai costumi per Jean Renoir, presentatogli dalla attuale amante di Visconti, Coco Chanel. A causa della morte della madre, è costretto poi a tornare in Italia dopo un breve soggiorno ad Hollywood.

Trasferitosi a Roma, entra nel circolo degli intellettuali della rivista Cinema, frequentazione che gli sarà fondamentale. Inizia anche a legarsi (un legame che continuerà, con rapporti alterni, fino a suoi ultimi giorni di vita) all’illegale Partito Comunista Italiano.

La nascita del “neorealismo”

Partendo proprio dalle convinzioni nate in questo periodo, Visconti mette in cantiere “Ossessione”, il suo primo film, nel 1942. Ispirato a “Il postino suona sempre due volte” di James Cain. Il film, girato tra Ancona e Ferrara, mostra una scelta controcorrente e rivolta ad una quotidianità sorprendente per l’epoca. Il montatore del film, Mario Serandrei, sarà il primo a coniare il termine “neorealismo” definendo infatti il film “neorealista” e dando così inizio a quel genere che renderà grande il cinema italiano del Dopoguerra.

Con un adattamento de “I Malavoglia”, “La terra trema” (1948), uno dei pochi film italiani interamente in dialetto, Visconti continua la sua denuncia nei confronti delle condizioni delle classi più povere e il suo progressivo allontanamento dal mondo aristocratico.

Ma è con “Senso”, il suo primo film a colori, che Visconti secondo alcuni tradisce il neorealismo, curando estremamente i dettagli scenografici. “Senso” (1954), vanta come assistenti alla regia gli allora esordienti Francesco Rosi e Franco Zeffirelli e narra la drammatica storia di una nobildonna veneta che si innamora di un ufficiale austriaco qualche anno dopo l’Unità d’Italia.

Dopo “Le Notti Bianche” (1957) con Marcello Mastroianni, il regista dirige il notissimo “Rocco e i suoi fratelli”, del 1960. Il film vince il Gran Premio della Giuria a Venezia.

L’ingresso nella storia del cinema

Il lavoro più noto di Visconti è sicuramente “Il Gattopardo”, girato nel 1963 e tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Ambientato durante lo sbarco dei mille in Sicilia e con protagonisti Burt Lancaster, Claudia Cardinale ed Alain Delon, la pellicola vince la Palma d’Oro a Cannes, consacrando definitivamente il regista.

Successivamente adatterà capolavori della letteratura come “Lo straniero” (1967) di Camus, “Morte a Venezia” (1971) di Thomas Mann e il suo ultimo film “L’innocente” (1976), tratto dall’omonimo romanzo di Gabriele D’Annunzio.

Visconti oltre alla lunga serie di storie d’amore con grandi donee come Marlene Dietrich, Elsa Morante e la già citata Coco Chanel, intrattenne anche storie omosessuali, di cui la più nota è sicuramente quella con Franco Zeffirelli, con il quale convisse a Roma per lungo tempo. La relazione che continuò fino alla morte del regista fu quella con l’attore austriaco Helmut Berger.

Visconti muore il 17 marzo 1976 a Roma, lasciando in eredità al cinema italiano e mondiale una serie di capolavori che lo hanno rivoluzionato e che ne hanno influenzato i futuri sviluppi.

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