Venezia 83, Green Drop Award 2026 a Naza e L’estranea: premio speciale a Greta e le favole vere

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Venezia 83, Green Drop Award 2026 a Naza e L’estranea: premio speciale a Greta e le favole vere

Il riconoscimento di Green Cross Italia premia due film capaci di raccontare le fragilità del presente, tra guerra, tecnologia, crisi climatica e perdita di controllo sulla natura. La speciale Green Drop va al film di Berardo Carboni, dedicato al pubblico più giovane

Alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il cinema torna a interrogarsi sulle grandi emergenze del presente. Il Green Drop Award 2026, giunto alla sua quindicesima edizione, è stato assegnato a Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor e a L’estranea di Paolo Strippoli, entrambi in concorso al Lido.

Il riconoscimento, promosso da Green Cross Italia, premia le opere che meglio interpretano i valori dell’ecologia, dello sviluppo sostenibile e della cooperazione fra i popoli. Un Premio Speciale è stato inoltre assegnato a Greta e le favole vere di Berardo Carboni, film non in concorso alla Mostra ma distribuito nelle sale durante l’estate.

La giuria d’onore, presieduta da Simone Gialdini, direttore generale ANEC e presidente CINETEL, ha individuato nei due film in concorso due opere particolarmente capaci di interpretare la missione del Green Drop Award.

Naza, tra guerra, tecnologia e responsabilità

Uno dei due riconoscimenti va a Naza, documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor e presentato in concorso a Venezia. Il film, della durata di 80 minuti, è una produzione britannica firmata da The Guardian e JW Films.

L’opera affronta il rapporto tra tecnologie di sorveglianza, algoritmi predittivi e operazioni belliche, concentrandosi sulle conseguenze umane e materiali dei moderni sistemi di conflitto.

La motivazione del premio sottolinea come Naza interpreti il principio della cooperazione fra i popoli e della pace, mettendo in evidenza il legame tra guerra e impossibilità di costruire un futuro realmente sostenibile.

Il film diventa così una riflessione sulla responsabilità collettiva e sulle conseguenze che le tecnologie utilizzate nei conflitti possono avere sulle popolazioni e sui territori.

L’estranea, la crisi climatica entra nella dimensione familiare

La seconda Green Drop va a L’estranea di Paolo Strippoli, film che utilizza il linguaggio del cinema di genere per raccontare le paure e le inquietudini del nostro tempo.

Al centro della storia c’è una profonda crisi familiare, attraversata da un evento meteorologico estremo che diventa progressivamente qualcosa di più di un semplice elemento narrativo.

L’acqua che invade lo spazio domestico mette in discussione l’idea dell’essere umano di poter controllare completamente la realtà e gli elementi naturali. L’emergenza climatica diventa quindi una metafora più ampia della perdita di controllo, della paura e della tendenza a cercare responsabilità all’esterno.

Secondo la motivazione della giuria, L’estranea riesce così a trasformare una minaccia ormai tutt’altro che astratta in uno specchio delle ansie contemporanee.

Il Premio Speciale a Greta e le favole vere

Particolare attenzione è stata riservata al pubblico più giovane con il Premio Speciale Green Drop Award 2026 assegnato a Greta e le favole vere di Berardo Carboni.

Il film è stato premiato per la capacità di trasformare temi complessi come crisi climatica e perdita della biodiversità in una narrazione accessibile, poetica e formativa.

La scelta della fiaba permette infatti di avvicinare bambini e ragazzi a questioni ambientali senza ricorrere al catastrofismo. Il film costruisce un ponte tra immaginazione e realtà scientifica, offrendo uno strumento di dialogo destinato non soltanto ai giovani spettatori, ma anche alle famiglie e alle scuole.

A ritirare il riconoscimento sono stati Donatella Finocchiaro, Sara Ciocca, Darko Peric e Roberta Palumbo, insieme al regista Berardo Carboni.

Durante la cerimonia, Carboni ha inoltre dedicato il premio a Greta Thunberg, collegando il riconoscimento a una riflessione più ampia sulla responsabilità verso ambiente, persone e democrazia.

Una goccia di Murano che custodisce la memoria del Mediterraneo

Il trofeo del Green Drop Award è uno degli elementi più caratteristici del riconoscimento.

Si tratta di una goccia d’acqua in vetro di Murano, realizzata dal maestro vetraio Simone Cenedese, che ogni anno custodisce al proprio interno una piccola quantità di terra proveniente da un luogo simbolico del pianeta.

Per l’edizione 2026 la terra scelta racconta una storia antichissima: quella del “mare senza mare”, il Mediterraneo di circa sei milioni di anni fa, quando la chiusura dello Stretto di Gibilterra provocò il progressivo prosciugamento del bacino.

La terra contenuta nella goccia è composta da gesso selenite, proveniente dalla cava Ballarini di Poggio Torriana, zolfo dell’ex miniera Ciavolotta di Agrigento e salgemma della miniera di Raffo, a Petralia Soprana.

Un simbolo particolarmente significativo in un’edizione che guarda alla crisi climatica e alla necessità di ripensare il rapporto tra esseri umani, territorio e risorse naturali.

Il Green Drop Award, quindici anni di cinema e ambiente

Nato nel 2012, il Green Drop Award è il premio collaterale promosso da Green Cross Italia, organizzazione fondata da Mikhail Gorbaciov e introdotta in Italia da Rita Levi Montalcini.

Il riconoscimento non guarda soltanto al valore artistico dei film, ma alla loro capacità di stimolare una riflessione sui grandi temi ambientali, sulla sostenibilità e sulla cooperazione tra i popoli. Particolare attenzione viene riservata anche alla possibilità che queste opere diventino strumenti di sensibilizzazione per giovani, scuole e insegnanti.

La giuria 2026 è stata presieduta da Simone Gialdini, mentre il comitato organizzatore comprende Elio Pacilio, Marco Gisotti, Rodolfo Coccioni, Letizia Palmisano e Bepi Vigna.

Con Naza, L’estranea e Greta e le favole vere, il Green Drop Award conferma così una delle sue caratteristiche più importanti: utilizzare il cinema non soltanto per raccontare il presente, ma per interrogarlo e immaginare quale futuro lasciare alle generazioni che verranno.