The Good Doctor torna sulla Rai: dove eravamo rimasti?

Torna sulla RAI la Terza attesissima stagione di The Good Doctor. Una serie che racconta le neuroatipicità e che ha rilanciato nel 2017 gli ascolti della tv nazionale.

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Il ritorno del Dott. Shaun Murphy

Il Dott. Shaun Murphy torna con la terza imperdibile stagione di The Good Doctor oggi venerdì 14 febbraio su Rai 2. La scelta di San Valentino non è romantica, in questo caso, ma cade il giorno del ventottesimo compleanno del suo interprete Freddie Highmore, già conosciuto al grande schermo per aver interpretato il piccolo protagonista di La storia Infinita.

Il giovane dottore senza alcun dubbio è interpretato magistralmente da Highmore, risultando assolutamente credibile e mai banale nel difficile ruolo di un medico autistico con un alto potenziale cognitivo e memoria eidetica. Quest’ultima rappresentata nei momenti in cui Shaun visualizza ogni particolare del corpo umano nella sua mente.

La serie non è banale anche perché riprende e non nasconde la mancanza di fiducia nel medico, che in effetti si avrebbe anche nella realtà. Perché il mondo reale è ancora diffidente verso le atipicità. Così, il suo straordinario potenziale come chirurgo è offuscato dai pregiudizi che vogliono l’autismo come una disabilità, e in quanto tale, non affidabile.

La terza stagione della fortunata serie è già uscita in Settembre negli USA. Leggi il nostro articolo Torna The Good Doctor con ottimi ascolti. E ora finalmente tocca a noi. Per i fans del geniale dottore, che sembra peraltro sbarcato da un altro pianeta, è ora di iniziare un nuovo capitolo.

Ma dove eravamo rimasti?

Prima Stagione di The Good Doctor

Un giovane apprendista medico, visibilmente atipico, entra in ospedale per il suo tirocinio come specializzando. Già dall’inizio si capisce che la sua diversità, l’autismo, è presa dallo staff come un ostacolo all’essere un buon medico, e affidano a lui solo incarichi marginali.

Essendo la sua candidatura fortemente voluta dal dott. Glassman, neurochirurgo e presidente del San Jose St. Bonaventure Hospital, nonché mentore di Shaun da quando questi ha 14 anni, oltre a mobbizzarlo lo trattano come il preferito che è lì solo per fare un piacere al capo. Questo nonostante dimostri una assoluta preparazione e sia sempre efficace.

Cosi Shaun, come una donna che lotta per la parità nel mondo del lavoro, intraprende una vittoriosa lotta personale battaglia che lo porterà ad essere finalmente accettato, e apprezzato nel circolo dei medici.

Amore, amicizia, fratellanza, inclusione sociale, malattia, femminismo e maschilismo, razzismo e chirurgia fanno da affascinante contorno a quanto abbiamo descritto.

La serie si conclude con Shaun che rischia il licenziamento, interrompendosi all’improvviso e lasciando presagire che ci sarebbe stato un continuo.

Seconda Stagione di The Good Doctor

La serie si apre con l’effettivo licenziamento di Shaun e si snoda per tutte le puntate attorno alla tematica dell riamissione in corsia del dottor Murphy e al riconoscimento del suo valore come medico nonostante l’autismo.

Shaun è se stesso e basta. Lui ha detto la verità perché non esiste altro per lui, accettando il licenziamento e dando lezioni di stile personale e dignità. La serie e il personaggio sono basati moltissimo sulla capacità di Shaun di vedere oltre, di arrivare per altre e più efficaci strade alla risoluzione dei casi più difficili. Inclusi quelli già chiusi.

Intanto, l’evoluzione di Shaun come personaggio tocca livelli che non ci saremmo aspettati all’inizio. Arrivando a includere una storia d’amore, che vedremo meglio nella terza stagione, con la dottoressa Carly, e non, come ci saremmo aspettati, con la ex vicina di casa tornata dalla Pennsylvania.

Attendendo la Terza Stagione di The Good Doctor

Nulla di scontato quindi guardando The Good Doctor. Un telefilm che per molti aspetti ricorda Jane the Virgin, dove ugualmente sono stati trattati temi attuali e scottanti rispetto all’inclusione sociale da un punto di vista innovativo ed affascinante. Si tratta di quei telefilm che chiunque guardandoli può dire “allora non è successo solo a me”, “allora anche io se ci credo posso farcela”, promuovendo pensieri positivi e modelli di perfezione molto più vicini alla normalità.

Per approfondire l’autismo leggi dello stesso autore: Autismo riconoscere i primi sintomi, La normalità è un concetto statistico.

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