“Opposite”: “Il destino ci ha dato una mano”

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Le “Opposite” sono Camilla Ronchetti e Francesca Basaglia, un talentuoso duo che comincia facendo video su YouTube e ad oggi conta più di 2 milioni di ascolti su Spotify. La loro musica è viscerale, autentica e introspettiva. Le storie che raccontano sono piccoli tesori emotivi.

Se ricordo bene le lezioni d’inglese del liceo, “Opposite” significa opposto o contrario. In cosa siete diverse tu e Camilla?

“Io sono molto alta, mentre Camilla ha una statura più contenuta (visivamente siamo un po’ come l’articolo ‘il’), e anche caratterialmente ci sono aspetti che ci pongono un po’ agli antipodi. Ma ‘opposite’ significa anche ‘di fronte’ e noi abbiamo un elemento comune, la musica, che ci mette l’una di fronte all’altra”.

Dal modo in cui interagite nei video sul vostro canale YouTube si percepisce la forte sintonia che vi lega. Emanate le stesse good vibes e questo spiega come siate finite insieme, ma come effettivamente siete finite insieme?

“Succede per caso, in maniera del tutto illogica, che la mia prof. di biologia voglia formare una band, il che già non ha senso. Io decido di entrare in questa cosa e, nonostante abbia un passato da pianista, finirò a suonare la batteria, con risultati tra l’altro discutibili, dato che non so suonarla. Ricordo che all’appello mancava una cantante e che a trovarla ci pensò una mia compagna di classe. La cantante era Camilla, ma al suo posto doveva esserci sua sorella, che prendeva lezioni. Nonostante non avesse esperienza, Camilla accettò e si lanciò in questa cosa, e fu così che ci conoscemmo. Diventammo amiche e cominciammo a fare video per divertimento e, visti i riscontri positivi, decidemmo di dar vita al progetto ‘Opposite’”.

Se non è destino questo…

“Il destino ci ha dato una grossa mano. Tra l’altro, in tutto questo percorso c’è stato anche un momento in cui non ci chiamavamo neanche ‘Opposite’, ma pubblicavamo contenuti sui social che andavano molto bene. In quel periodo ci chiamò la redazione di The Voice che ci chiese di fare un provino. Ci presentammo e, una volta a casa, mi richiamarono per convocarmi alle audizioni televisive. Al che dissi: ‘Io sono venuta ai provini con un’altra ragazza’. E loro risposero: ‘Se abbiam bisogno la chiamiamo”. Alla fine andai a The Voice da sola e, anche se fu una decisione comune, ci furono un po’ di battibecchi che poi ci siam lasciate alle spalle. Dopo quella esperienza nacque il progetto ‘Opposite’ e cominciammo a fare musica in maniera più seria e continuativa”.

Neanche il tempo di partire che già attraversate la vostra prima tempesta perfetta.

“Lavorare in due è complesso. Io dico a tutti che è come un matrimonio. Se poi fai un lavoro dove sei sempre esposto… Bisogna che ci sia un certo tipo di sintonia, perché è bella da vedere, perché trasmette belle energie, perché così si va tutti nella stessa direzione e si raggiungono degli obiettivi. È difficile stare sempre a contatto con una persona e non avvertire mai una perdita d’equilibrio. Per ora reggiamo bene l’urto”.

Tu e Camilla avete cominciato facendo mashup su YouTube e ad oggi, complice il progetto “Opposite”, contate 2 milioni di ascolti su Spotify. Un traguardo che molti, esordienti e non, potrebbero non raggiungere mai. Come vi fa sentire questa cosa?

“Ci sentiamo privilegiate, soprattutto se pensi che il mondo della musica non è e non sarà mai totalmente meritocratico. Ci diamo quindi una pacca sulla spalla e allo stesso tempo ci diciamo che siam fortunate a far questo e a poter condividere la nostra musica con persone che l’apprezzano. Non è stato per niente facile – non lo è tutt’ora –, ma finché il gioco varrà la candela, continueremo col sorriso e la grinta di chi vuol raccontare storie”.

Perché hai detto che “il mondo della musica non è e non sarà mai totalmente meritocratico”?

“Be’, perché ci sono tanti artisti estremamente validi che non riescono e forse non riusciranno mai a sfondare. In questo mondo, secondo il mio punto di vista, serve tanto essere pronti quando la fortuna viene a bussare. Alcuni non sono pronti quando la fortuna bussa e così diventa difficile portare avanti un progetto, per quanto valido. Allo stesso modo ci sono altri artisti con progetti forti, le spalle super coperte, che scrivono bellissime canzoni e con una bellissima voce, che quell’occasione non l’hanno ancora incontrata. È un incastro di eventi. È qualcosa di irrazionale. Il mondo della musica è molto irrazionale, molto… casuale”.

E come ci si prepara per un’occasione che non sai quando arriverà?

“Lavorando tanto e credendo tanto in quello che fai. Quando lavori tanto per qualcosa che non arriva mai, dopo un po’ cominci a chiederti: ‘Perché lo sto facendo? Perché mi sbatto tanto?’ Perché sto annullando la mia esistenza per qualcosa che, ad oggi, non mi porta da nessuna parte?’ In quei momenti si vede quanto sei forte, ed essere in due aiuta tantissimo. Io dico sempre che, fossi stata sola, non avrei fatto neanche la metà delle cose che abbiamo fatto in due. Ci vogliono tanta pazienza e dedizione. Tanta passione (se perdi quella è finita). E devi farti trovare pronto, nella migliore versione di te, per quando la fortuna verrà a bussare”.

Secondo me ci si può rispecchiare molto nei vostri testi, che parlano di libertà, obiettivi da raggiungere e di traguardi interiori a cui tutti segretamente aspiriamo. È questo il segreto dietro una canzone di successo? Il brano deve portare luce sui nostri posti bui?

“Per poter arrivare alle persone, una canzone deve essere vera. L’altro deve percepire che quella storia l’hai vissuta sulla tua pelle o, se non l’hai vissuta in prima persona, puoi anche raccontare la storia che qualcuno ti ha a sua volta raccontato. Ci sono anche canzoni, come ad esempio quelle che di solito scriviamo per il periodo estivo, nelle quali diamo sfogo alla fantasia. Lì non c’è molto di incisivo, ma è una scelta volontaria. A parte questa eccezione, l’idea di base resta quella che ti dicevo. Se non l’hai vissuta o non ti è stata raccontata, è impossibile che la storia arrivi alle persone”.

Un esempio calzante di quanto hai appena detto sono i brani “Iron Man” e il più recente “Settembre”, pezzi meravigliosi e dal forte impatto emotivo. “Settembre”, in particolare, attinge a piene mani dal momento storico che stiamo vivendo.

“’Settembre’ nasce in un momento che forse è il più sbagliato, nel senso che prende forma il 14 agosto. A nessuno, credo, verrebbe mai in mente di fare una canzone di questo tipo quando di fuori ci sono 40°, ma a noi evidentemente sì. Ricordo che dovevamo andare in studio di registrazione per scrivere un pezzo up-tempo, e io a un certo punto mi alzo e dico: ‘Ragazzi, oggi è un giorno in cui dobbiam scrivere una canzone triste’. Ad oggi non so perché io abbia detto una cosa del genere, non ne ho la più pallida idea. Fatto sta che prendo posto al piano e comincio a buttare giù la melodia. Intanto Camilla ha già tirato fuori una vecchia bozza scritta sul telefono. Lavoriamo in studio su testo e melodia e ne vien fuori questa canzone, forse la più vera dal punto di vista emotivo, e la proponiamo a Sanremo Giovani”.

Quindi questo brano vi ha aperto le porte di Sanremo Giovani.

“E pensa che all’inizio la canzone prescelta doveva essere un altra. Decidemmo diversamente e gli eventi ci diedero ragione, perché passammo tra i primi 46, anche se non tra i primi 8. Andammo a fare i provini a Roma ma non a fare il Sanremo Giovani televisivo che vedono tutti. Decidemmo poi di tenere in cantiere la canzone e lasciarla così com’era. Quella che senti oggi è la versione che portammo ai provini. L’unica cosa che abbiamo aggiunto di nuovo è il videoclip, che racconta un altro tipo di storia. La canzone, se la ascolti senza guardare il video, non parla mai di guerra. Quella è una sfumatura attuale che abbiam voluto aggiungere noi. Pensavamo fosse un bel messaggio da dare alla nostra generazione, visto quel che sta accadendo in Ucraina. C’è poi il fatto che la guerra sembra una tematica molto distante da noi e volevamo dare un pelo di concretezza a questo argomento che, purtroppo, sta diventando ricorrente”.

Dopo aver sentito la canzone mi pare assurdo che non vi abbiano ammesse alla fase finale. Forse avevano il cotone nelle orecchie mentre cantavate.

“Eravamo in tanti ai provini. Siamo partiti in 170, mi pare. Quando siamo state scelte tra le prime 46, già quello per noi è stato un grandissimo traguardo, anche perché ci siamo sempre mosse senza una grande etichetta dietro. E avere una grossa etichetta alle spalle sposta gli equilibri. Siamo andate lì e abbiamo cercato di fare del nostro meglio. Tra l’altro questo è un pezzo davvero difficile da cantare, perchè va in falsetto e tocca note molto basse. Abbiamo cercato di prepararlo al meglio e, anche se non siam passate tra le prime 8, non ci siamo rimaste male. Anche questa è la roulette della musica. Siamo comunque orgogliose del risultato ottenuto con le nostre forze”.

In “Iron Man” eravate dirette verso Venere e siete tutt’ora in viaggio. Qual è la prossima tappa?

“Tra i nostri grandi obiettivi a medio e lungo termine ci sono sicuramente un disco e un tour per suonare live il più possibile. Non abbiamo mai suonato molto dal vivo e spero che l’anno prossimo suoneremo ovunque in Italia e le ‘Opposite’ abbiano un disco da poter far sentire a tutti”.

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