120 anni di storia dell’audivisivo italiano in un nuovo museo. Il MIAC arriva a Cinecittà

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Nasce a Cinecittà il MIAC, il Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema. Il nuovo centro prenderà avvio il prossimo dicembre dando modo ai suoi spettatori di immergersi in 120 anni di storia del cinema italiano. Un nuovo mondo multimediale, interattivo e immersivo dedicato alla sfera dell’audiovisivo.

MIAC

Il MIAC è stato presentato in anteprima ieri – 30 ottobre 2019 – davanti al ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini che ha ricordato: “L’idea del museo è nata qualche anno fa ed è una rara soddisfazione politica vedere che in un tempo breve è stata realizzata.” Un progetto che fa parte del piano strategico Grandi Progetti Beni culturali previsto – secondo quanto riportato da Adnkronos – dall’Art Bonus varato all’inizio del 2015.

Un punto d’incontro nel centro del Paese dove è possibile riscoprire quei film che hanno segnato e raccontato l’evoluzione della nostra società. Pellicole, documenti, fotografie e perfino interviste che segnano il patrimonio artistico italiano.

Un museo che ha ritrovato in Roma il suo cuore pulsante. Lontano dalla Torino del “museo del cinema” per non rischiare proprio una sovrapposizione. Un museo che parla dell’Italia, che parla degli ultimi 120 anni della nostra società e della nostra storia, e lo fa attraverso gli sguardi e i racconti della televisione e del cinema.

Cosa racchiuderà il MIAC?

Il museo sarà formato da 12 ambienti principali su un’area di 1650 mq e conterrà, oltre ai documenti rinvenuti dalle Teche Rai e dagli archivi del Centro Sperimentale di Cinematografia, anche quelli tratti dai fondi dell’Istituto Luce.

Le Teche Rai hanno fornito i lavori d’inchiesta, le grandi serie come Le gemelle Kessler, e programmi come Studio 1 e Canzonissima. Maria Pia Ammirati, direttore di Rai Teche, ha dichiarato: “Abbiamo messo a disposizione l’archivio della Rai a cominciare dagli anni della radiofonia, ovvero dal 1924. Abbiamo messo a disposizione tutto quello che possediamo in termini di audiovideo dal 1954 a cominciare dagli sceneggiati che hanno fatto la storia degli anni ’50 e ’60, dall’Odissea alla fiction.”

Mentre, Felice Laudadio, presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia, ha dichiarato “si tratta di un’operazione di ricognizione del nostro passato attraverso gli archivi dell’Istituto Luce Cinecittà, di Rai Teche e del Centro Sperimentale di Cinematografia.”

Ansa ripercorre alcuni dei momenti più emozionanti della nostra televisione. A partire dallo spogliarello di Sophia Loren in Ieri, oggi e domani, o la maschera inimitabile di Totò. Lo sguardo enigmatico di Marcello Mastroianni e il volto di Luigi Lo Cascio ne I cento passi. Ma anche programmi più popolari accanto al premio Oscar per la carriera consegnato a Lili Wermueller. Insomma, l’obiettivo resta quello di “intepretare l’anima, ma anche vizi e virtù, di un popolo intero e documentare la crescita e l’evoluzione sociale di un Paese.”

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La struttura del MIAC

Due saranno gli elementi principali del museo dell’audiovisivo. Il primo sarà una timeline, ovvero un graffito animato lungo una parete di 30 metri in cui vedere e toccare date ed eventi della storia dell’audiovisivo. Il secondo sarà un nastro trasportatore, un rullo originale di oltre 40 metri che un tempo trasportava le pellicole per le lavorazioni e che ora accoglie i pensieri dei visitatori.

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Da questi due elementi partiranno poi le varie aree tematiche che costruiranno la storia del cinema e della tv italiana. I temi trattati, dodici in tutto, sono: Attori e Attrici, Storia, Lingua, Potere, Paesaggio, Eros, Commedia, Cibo, Musica, Maestri e Futuro.

Ma l’obiettivo del MIAC non è quello di rimenere fermo e statico, bensì, continuare a modificarsi e a cambiare per proporre nuovi aggiornamenti. In più, ospiterà mostre temporanee, grazie anche all’abbinamento con Cinecittà Si Mostra e con i set cinematografici presenti negli Studios.

Il MIAC non è solo un’occasione per valorizzare la cultura cinematografica e televisiva del nostro Paese, ma è anche un modo per avvicinare le nuove generazioni alla storia d’Italia. E per farlo, si è preso in prestito uno dei mondi che da sempre ha reso speciale la nostra cultura: il cinema.

Creatori del progetto

Il museo è stato curato da figure di rilievo nel mondo della comunicazione. Tra le firme spiccano Gianni Canova, storico del cinema, docente universitario e rettore dello IULM. Gabriele D’Autilia, storico della fotografia e anch’esso docente universitario di studi visuali. Enrico Menduni, storico dei mass media e docente, e infine Roland Sejko, regista. Il progetto è stato ideato, progettato e allestito da “None collective“.

Altri nomi: Daniele Spanò si è occupato della parte video, Yassmin Yaghmai delle illustrazioni e dell’animazione, mentre alla grafica hanno partecipato Nicola Alicata e Cecilia Bandiera, appartenenti allo studio NOAO.

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