Miley Cyrus, Plastic Hearts | La Recensione

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Plastic Hearts

La Miley Cyrus glam rock dai guanti di pelle e dai gioielli esagerati è la miglior Miley Cyrus di sempre, e Plastic Hearts è un trionfo rock su tutti i fronti. Di una cantante che ha finalmente capito come reinventarsi per bene.

Che sorprese ha Miley Cyrus con Plastic Hearts?

Ci sono tanti aggettivi adatti a descrivere Miley Cyrus, e molti ne sono stati usati negli anni passati della sua carriera. Tra quei molti non figuravano “rock”, “artistica” e “matura”, non fino a poco tempo fa: prima che rilasciasse Plastic Hearts, il suo settimo album completo in studio, che è un lavoro pop vecchio stile nell’anno del signore 2020. Nonché uno di quelli che diventano iconici da subito, con un sound sospeso in quel perfetto punto d’equilibrio tra controllato e selvaggio. Plastic Hearts riprende le sonorità delle icone passate (a cominciare dai suoi collaboratori, Joan Jett, Stevie Nicks e Billy Idol) e la rielabora attraverso lo sguardo di una “giovane” rispettosa, ma priva di salamelecchi.


Buon compleanno, Miley Cyrus! Ripercorriamo la sua carriera


Bangerz era una stanza in disordine dopo una grande festa, Dead Petz è un trip di acidi nel mezzo del disordine. Younger Now un disperato tentativo di ripulire la stanza prima che arrivino i genitori buttando frettolosamente tutto sotto al letto e sperando che non si veda. In Plastic Hearts, Miley Cyrus non solo riordina per bene la stanza, ma ripesca dal caos un sacco di vecchi cimeli che credeva dimenticati. E quei cimeli sono l’attitudine da popstar rock e sicura di sé che si credeva dimenticata, che rivive in Plastic Heart con un fervore esplosivo. La Cyrus padroneggia la sua voce come mai prima, abbandonando le tonalità soffuse da stoner e scatenandosi con un tono aspro, dominante e molto versatile. Sa reggere persino il confronto con mostri sacri come Billy Idol, come prova l’eccellente Nightcrawling

Il grande rock nel 2020

La parola d’ordine dietro a Plastic Hearts sembra essere equilibrio. L’equilibrio tra passato e presente, musica elettronica e tradizionale, l’anima pop e quella rock. Ma le due anime convivono insieme senza fatica, con una Cyrus esplosiva che domina il palco comunque la si metta. Analizza sé stessa e le sue relazioni con un piglio quasi cantautoriale (le ballate finali, Golden G String e Never Be Me, commuovono senza fatica) e non ha paura di mostrarsi fragile, ma mai stucchevole. I momenti di sicurezza sono però il pinnacolo del disco, a cominciare da Midnight Sky che meritava di essere singolo dell’anno. E c’è anche una ballata chiamata High, l’equivalente inglese per dire “fatta”. Ma Miley non è fatta nella canzone, si sente solo come se lo fosse. Se questo non è un sufficiente indicatore di un cambiamento vero nulla mai potrà esserlo. 

Vedere una Miley Cyrus che si fa notare nel mondo della musica senza bisogno di scandali, monocoli che scoppiano e bambini perplessi, ma solo e soltanto per aver pubblicato un album spettacolare, è una sorpresa degna del 2020. Ma per una volta una bella sorpresa, perché con Plastic Hearts, Miley Cyrus ha rilasciato uno degli album più belli dell’anno. Un primato di splendore raggiunto solamente da The Weeknd, Lady Gaga, Rina Sawayama, Dua Lipa e Grimes, in un anno già molto competitivo nel campo pop. E sono in pochi che amano il pop più della signora Cyrus (e stavolta, per la prima volta davvero, verrà chiamata signora e non signorina): Plastic Hearts ne è la prova lampante.

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