Non racconta l’omicidio, ma ciò che accade subito dopo. Il corpo di Matteotti, lo spettacolo scritto e diretto da Andrea Baldoffei, in scena domenica 19 aprile 2026 alle ore 17:30 al Teatro San Leonardo di Viterbo, sceglie di spostare lo sguardo su un momento raramente indagato: quello in cui la violenza, una volta compiuta, smette di essere atto ideologico e diventa un peso concreto, impossibile da ignorare.
Liberamente ispirato all’omonimo libro di Italo Arcuri, il lavoro mette in scena un confronto diretto, serrato, tra Giacomo Matteotti e il suo assassino, lo squadrista Amleto Poveromo. Due corpi, due presenze, chiuse in uno spazio ristretto e opprimente, dove il tempo sembra fermarsi e ogni gesto acquista un valore assoluto. Non c’è fuga possibile, né giustificazione: resta solo la realtà nuda dell’atto e ciò che comporta.
Baldoffei, in scena accanto a Matteo Vairo, costruisce un dialogo teso e disturbante che si sviluppa attorno al momento della sepoltura del corpo. È qui che il racconto cambia prospettiva: uccidere è stato semplice, quasi automatico; nascondere ciò che è stato fatto diventa invece un’impresa impossibile. La sicurezza dello squadrista si incrina, la retorica della violenza si sgretola, lasciando emergere la fragilità di un’ideologia incapace di sostenere il peso delle proprie conseguenze.
A rendere ancora più immersiva l’esperienza scenica contribuisce il disegno sonoro di Alessandro Giannone, una traccia continua che accompagna l’intero spettacolo e si comporta come un vero e proprio “terzo corpo” in scena. Un flusso sonoro che amplifica la tensione e trasforma lo spazio in una dimensione mentale, quasi paranoica, riflesso diretto della coscienza del carnefice. Le luci di Giulio Ferro, instabili e perturbanti, contribuiscono a costruire un ambiente sospeso, mentre le immagini catturate da Silvia Bisordi restituiscono la forza visiva di un progetto che punta tutto sull’essenzialità e sull’impatto emotivo.
Prodotto da Fondamenta Teatro e Teatri, lo spettacolo ha già ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui la vittoria nel 2023 della sezione nuove opere del bando SIAE – Per Chi Crea e della sezione demo dell’Inventaria Festival. Un percorso che ha accompagnato il lavoro fino al debutto nell’ottobre 2024 e che oggi lo riporta in scena con una maturità ancora più evidente.
Il corpo di Matteotti non cerca la rassicurazione della memoria celebrativa. Non è uno spettacolo che consola, ma che interroga. Riporta la storia su un piano fisico, concreto, costringendo lo spettatore a confrontarsi con la dimensione più scomoda della violenza: quella che resta, che pesa, che non può essere rimossa.
Un lavoro intenso e necessario, capace di rendere la memoria un’esperienza viva, attuale, e profondamente umana.
