Un Berretto di Panno Blu: l’intervista a Chiara Viotti

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Chiara Viotti è l’autrice del libro Un Berretto di Panno Blu, ma lo scritto autobiografico nasce dalla penna del nonno Francesco Viotti. Ho intervistato Chiara perchè questa è una storia che va raccontata.

Chi era Francesco Viotti ?

Questa è la prima domanda a cui Chiara Viotti con tenerezza risponde: “Francesco Viotti era mio nonno, nato a Genova nel 1923. Lavorava presso la costa armatori ma in realtà era un artista”. Ci racconta di come Francesco fosse prima di tutto un pittore e uno scrittore prima che un lavoratore. Caratterizzato da un anima fantasiosa e pindarica, viveva in “un suo mondo che solo lui conosceva e di cui possedeva le chiavi d’accesso”. Si è sposato tardi per l’epoca superati i 35 anni con Marina Garibaldi e insieme hanno avuto un figlio Roberto Viotti, papà di Chiara. Ha vissuto una vita modesta ma felice, sempre intento a creare qualcosa di nuovo per dar vita ai mille pensieri che gli frullavano in testa. Che fosse con la pittura, con la scultura o tramite la penna, cercava e trovava sempre un suo modo di espressione.

Perché è importante leggere un Berretto di Panno Blu e di cosa parla?

Chiara inizia raccontandoci la storia di un Berretto di Panno Blu. Un autobiografia del nonno, appena 19, catturato a Vernazza dalle milizie Naziste per essere deportato in Germania come prigioniero. Siamo nel 1943 quando i giovani partigiani, contrari alla guerra vengono rastrellati e deportati. Una storia che parla di un ragazzino strappato alla famiglia poco più che maggiorenne, e che si ritrova ad affrontare l’ignoto. La prigionia prima in territorio tedesco e poi francese, con i lavori forzati, il carcere e la vita nelle baracche. Un giovane uomo che ha visto ed affrontato quelle atrocità dei deportati durante la seconda guerra mondiale che noi conosciamo perché raccontate nei film, ma che per lui sono rimaste indelebili nella mente. Chiara ci ricorda poi perchè è importante leggere Un Berretto di Panno Blu e la prima parola che usa è proprio “ricordare”. Quanto sia fondamentale raccontare e far sapere quello che è successo, per far si che la memoria non venga cancellata dal passare del tempo.

Come mai hai deciso di scrivere un Berretto di Panno Blu ?

Del libro Un Berretto di Panno Blu sappiamo che l’autrice è Chiara Viotti ma lo scrittore è il nonno Francesco, e allora come mai ha deciso di scriverlo lei?. Questa la risposta: “E’ stato mio nonno a chiedermi di farlo quando avevo 17 anni. Mi ha chiesto di prenderlo e trasformarlo in un libro”. Il nonno aveva scritto della sua esperienza negli anni di ritorno dalla guerra. Un racconto su carta duro da affrontare, durato anni, abbandonato e poi ripreso, scritto su fogli di quaderno e ritagli di carta trovati qua e là. Una memoria precisa ma scomposta, che solo un lavoro di fino poteva ricostruire. Perchè fà parte delle menti geniali essere disordinate e sapeva di aver bisogno di un aiutante attenta e meticolosa per dargli vita. Chiara ha voluto mantenere la promessa anche se postuma al nonno, e ha pubblicato un berretto di Panno Blu in suo onore, memoria e desiderio.


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Cosa pensi che ti direbbe se fosse qui?

Chiara riceve l’ultima domanda e si nota subito la commozione negli occhi di una nipote, prima di un’autrice , che immagina le parole del nonno che non c’è più. Ci riflette un pò e poi con un ingenua semplicità dice: “lui era un uomo di poche parole in realtà, quindi non penso che si dilungherebbe in grandi discorsi. Mi direbbe probabilmente grazie e mi darebbe un grande abbraccio, e questo per me varrebbe più di qualunque altra parola”. A nota personale vorrei far pensare all’aspetto emotivo che ha spinto questa giovane ragazza ad affrontare le dure memorie di guerra del nonno riportandole alla luce. L’importanza del gesto và oltre una promessa fatta, è una testimonianza storica che rimarrà per la vita e di cui nonno e nipote devono andare fieri.

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