Tulsa: due album raccontano il massacro cent’anni dopo

“1921…The Black Wall Street Music Project” e “Fire in Little Africa” ricordano il massacro a un secolo di distanza, segnando il centenario della prossima generazione di artisti/attivisti

0
180
Tulsa

A un secolo dal massacro che colpì la comunità afroamericana del quartiere di Greenwood, a Tulsa, due album raccontano la carneficina che si compì tra il 31 magio e il 1° giugno 1921. Tali album sono parte di due progetti che coinvolgono l’ambito della musica. Si tratta di “1921…The Black Wall Street Music Project” e “Fire in Little Africa”. Attraverso la musica, gli artisti commemorano il massacro attraverso jazz, R&B/soul e hip-hop.

Massacro di Tulsa: cosa accadde un secolo fa?

È passato un secolo da quando, la notte fra il 31 maggio e il 1° giugno 1921, una folla di bianchi diede fuoco a Greenwood, un quartiere di Tulsa prevalentemente abitato da afroamericani. Il quartiere era noto anche come Black Wall Street, dal momento che molti cittadini di colore erano riusciti a fare carriera lì. Quella notte, però, i bianchi rasero al suolo quel quartiere degli affari, uccidendo centinaia di neri in quello che fu un vero e proprio massacro. La si può anche definire una storia dell’orrore, a lungo ignorata dagli storici così come dalla cittadinanza.

Ora, però, molte iniziative stanno coinvolgendo l’opinione pubblica a ricordare quanto accaduto quella notte a Tulsa, approfittando anche del fatto che si tratta del centenario della commemorazione. Anche l’ambito musicale è coinvolto. Due album di artisti di spicco della cultura nera dell’Oklahoma sono infatti parte di due progetti musicali il cui scopo è commemorare un secolo da quel massacro. I due progetti di intitolano “Fire in Little Africa” e “1921…The Black Wall Street Music Project”. Molti degli artisti coinvolti in questo progetto sono proprio discendenti dei sopravvissuti all’accaduto di Greenwood, e condividono le loro prospettive attraverso R&B/soul jazz e hip-hop.

“1921…The Black Wall Street Music Project”: la prima iniziativa

“1921…The Black Wall Street Music Project” prevede l’uscita di due pezzi il 18 giugno. Si tratta di “For Black Wall Street” di Dangerous Rob e Playya 1000 con Malachi e “Oklahoma Made” di Kode Ransom. Già a maggio erano usciti “Kerosene” di Omaleyb con Steph Simon e “The Sun Will Rise Again” di Doc Shaw con Lester Shaw e Retsel Shaw. A produrre “1921…The Black Wall Street Music Project” sono stati Fred Jones, Thornell Jones Jr. e Gut Troupe. Tra I partner del progetto in commemorazione del massacro è possibile trovare The Hille Foundation, Osage Casinos e Spirit Bank. Jones è il fondatore di Tulsa LLC, un’organizzazione con divisioni di media digitali, marketing e molto altro. Ha uno stretto legame con il massacro di Tulsa: sua nonna, Maggie Jones, era infatti a Okmulgee, a 25 miglia da Greenwood, quando scoppiarono le rivolte.

“Fire in Little Africa”: parteciperà anche Charlie Wilson

“Fire in Little Africa” è invece l’ultimo progetto della Motown Records attraverso l’etichetta Black Forum per commemorare l’anniversario del massacro. Il progetto è stato rilasciato il 28 maggio in collaborazione con le sedi di Tulsa del Bob Dylan Center e il Woody Guthrie Center. Nell’album sono presenti ben 60 artisti hip-hop dell’Oklahoma. Vi è anche un ospite speciale: si tratta del frontman della Gap Band Charlie Wilson, che è pure nativo di Tulsa. La stessa Gap Band prende il nome dal centro di Little Africa, ex quartiere di Wilson, ovvero Greenwood Archer e Pine Streets.

A proposito dell’iniziativa, Wilson ha dichiarato: “È importante continuare a portare l’attenzione sul massacro della corsa di Tulsa in modo che le generazioni future conoscano la storia di Black Wall Street. Far parte dell’album è per me il cerchio completo. Vengo da una generazione a cui era stato detto di non parlare del massacro, come i nostri anziani temevano ancora per le loro vite, fino ai giorni nostri in cui siamo insieme a svelare e diffondere la verità”.


Leggi anche: Campagna streaming: si uniscono anche i Rolling Stones

Commenti