“Tubular Bells”: l’icona di Mike Olfield

Il debutto di Mike Olfield con un grande album innovativo

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Brani che si susseguono a trasferire in musica sentimenti, stati d’animo, emozioni, aspetti della vita che non penseresti mai di sentire così tuoi dietro alle note musicali.

Su questi presupposti la Virgin faceva uscire il 25 maggio 1973 “Tubular Bells”, fino a quel momento album snobbato da case discografiche e di distribuzione.

Solo la Virgin aveva creduto nelle possibilità di questa musica, e la ricerca dei fondi necessari per far partire il progetto e poi di una casa di distribuzione per garantire la giusta promozione sono la conferma delle difficoltà incontrate.

Ma, si sa, i progetti più impegnativi alla fine sono quelli che danno più soddisfazioni: infatti “Tubular Bells” è diventata una pietra miliare della musica del ventesimo secolo.

Proprio la versione del 1973 rappresenta la prima esperienza di un giovanissimo Mike Olfield, appena ventenne, che dimostra subito grande padronanza con gli strumenti.

Infatti, li ha quasi tutti suonati da solo, con grande attenzione agli spettri timbrici e alle loro concatenazioni.

Il suo debutto apre la strada a una nuova scuola rock di Canterbury, quasi un’avanguardia per la new age.

L’incipit iniziale con le tastiere, pian piano arricchito dal suono del piano e del basso, in una coralità unica, e poi fiati boliviani e volute di chitarre epiche, a ricordare che la musica è un’armonizzazione di voci diverse.

Dalle fantasie tardo-romantiche, infatti, Mike Olfield riesce a generare suoni di ispirazione orientale che ben si amalgamano nel tutto.

Un nuovo sussulto musicale quello che si affaccia all’inizio degli anni 70 nel Regno Unito. Un giovane dalle innegabili capacità sonore, che riesce ad arrivare alla ribalta internazionale con una musica che non è commerciale.

Un messaggio studiato il suo, voluto, eppure così profondo, nella convinzione di trovare qualcuno disposto a cogliere quel messaggio.

E in effetti ha trovato più di qualcuno che ha apprezzato quel suono armonioso.

Intanto una parte del suo album è stata usata come colonna sonora del film “L’esorcista”.

Ma tutto l’album è stato un grande successo, rivisitato nei decenni successivi più di una volta, anche sperimentandolo alla luce della nuova frontiera digitale e quindi con le nuove possibilità di suono dai moderni strumenti.

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