“Sulle tracce di Aldo Moro. Una storia da raccontare” di Davide Gravina.

Tante domande irrisolte sull’uccisione dell’onorevole Aldo Moro.

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Tante domande irrisolte sull’uccisione dell’onorevole Aldo Moro.

 

 

Il 9 maggio uscirà il libro “Sulle tracce di Aldo Moro. Una storia da raccontare” di Davide Gravina, una sorta di saggio – inchiesta scritto con passione e con la volontà di giungere a quella verità che molti illustri rappresentanti dello Stato e dei poteri in senso lato sembrano sapere, ma che preferiscono tacere per non rompere labili equilibri politici costruiti a fatica. L’uccisione dell’onorevole Aldo Moro fu un avvenimento che scosse la coscienza di tutto il popolo italiano e lasciò una ferita che ancora adesso, a distanza di trentanove anni da quel triste 9 maggio 1978, non si è ancora rimarginata e ha lasciato molti interrogativi insoluti.

Ed è a molti di tali quesiti che l’autore prova a dare una risposta attraverso le pagine del suo libro. “Sulle Tracce di Aldo Moro. Una storia da raccontare” è il primo libro di Davide Gravina, nato a Cosenza e residente a Fuscaldo, città di cui è stato sindaco per ben due mandati uno nel 1997 e l’altro nel 2006. Ha sempre militato nelle file del partito democristiano, sin dai tempi in cui frequentava l’Università degli Studi della Calabria seguendo il corso di laurea in Storia Moderna e Contemporanea, e dal 22 aprile 2017 è Presidente Provinciale dell’UDC.

Dall’intervista con l’autore, qui di seguito, sono emersi alcuni aspetti estremamente interessanti sulla “questione Aldo Moro” per la quale si spera un seguito da parte di Gravina.

 

 

Carena:Dott. Gravina ci spiega il perché ha deciso di scrivere un libro sul caso Aldo Moro?

Gravina: Frequentavo la quarta elementare, nell’anno 1978, quando due avvenimenti furono, sin da subito, da me percepiti come elementi che avrebbero condizionato il prossimo futuro. Certo non avevo l’età giusta – nove anni appena- e la maturità per capirne la portata storica, ma la sensibilità era già dentro di me. Questi due fatti furono: la strage di via Fani il 16 marzo 1978 ed il ritrovamento del corpo senza vita dell’onorevole Aldo Moro a Roma in via Caetani il 9 maggio del 1978. Ricordo che, il giorno dopa la barbara uccisione dello statista democristiano, il mio maestro a scuola ci fece svolgere un tema sull’accaduto. Io ero molto ben informato sui fatti, perché tutto il pomeriggio e la sera del giorno del ritrovamento di Aldo Moro, dentro la Renault 4 rossa, rimasi a casa incollato alla televisione, a quell’epoca c’era solo il canale RAI, e alla radio. Quel tema fu la mia prima relazione politica. Da quel giorno il “caso Moro” è entrato a fare parte di me e non ho mai smesso di “indagare”, a fasi alterne ed in modi diversi, i motivi di quella strage. Oltre al rapimento e all’uccisione di Aldo Moro, morirono in quella circostanza  dei servitori dello Stato innocenti: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Francesco Zizzi, Giulio Rivera. Nel periodo degli studi universitari ripresi ad approfondire la vicenda, attraverso l’acquisto di libri e attraverso le ricerche nelle biblioteche, dove reperivo i quotidiani e le riviste dell’epoca. Con il passare del tempo sono venuto in possesso anche della documentazione delle commissioni parlamentari d’inchiesta sul “caso Moro” e delle sentenze giudiziarie. Una mole impressionante di documenti che si fa fatica a leggere e studiare tutti. Ho dedicato tanto tempo a queste carte, ma avvertivo dentro di me la necessità di trasmettere anche agli altri quello che leggevo e capivo. Recentemente la possibilità concreta di fare tutto questo mi è stata offerta dalla rivista online “Periodico Daily”. Devo ringraziare il presidente ed il direttore responsabile della rivista, in quanto appena sottoposi l’idea di scrivere dei frammenti quotidiani sul “caso Moro”, non solo mi hanno autorizzato ed approvato il progetto, ma anche sollecitato a farlo subito. Il libro “Sulle tracce di Aldo Moro. Una storia da raccontare” nasce da tutto questo ed è sostanzialmente la raccolta dei primi 111 articoli pubblicati sul sito www.periodicodaily.com . “Sulle tracce di Moro” vuole rappresentare una “indagine” ancora in corso, condotta dal sottoscritto, sulla quale si vogliono costantemente informare le persone ancora attratte dalla vicenda, le quali ritengono che non tutto è stato detto o chiarito. Mentre l’indagine si sviluppa in cinque direzioni: prima della strage di via Fani, via Fani, tra via Fani e via Caetani, via Caetani, dopo via Caetani; la pubblicazione cronologica degli articoli si è basata su esigenze editoriali. Uno Stato civile e democratico non può assolutamente permettersi il lusso di accettare “mezze verità” rispetto ad una vicenda che ha cambiato il corso della politica non solo italiana. Uno Stato – quello italiano – che non ha accettato la trattativa con i brigatisti rossi per liberare Aldo Moro, ed invece fin da subito dopo l’uccisione del leader democristiano (uno dei padri fondatori della Repubblica Italiana) accetta ogni tipo di dichiarazione di parte brigatista. Probabilmente concordando con loro alcune dichiarazioni e prevedendo tutta una serie di agevolazioni per non farli rimanere in carcere. Uomini e donne assassini, è opportuno ricordarlo, che attraverso le loro azioni hanno provocato tantissimo dolore a numerosissime famiglie italiane. Continuerò a rimanere sulle tracce di Aldo Moro, le “indagini” non sono finite, il caso non è chiuso.

 

Carena: In base alle sue approfondite conoscenze dei fatti e delle relazioni delle commissioni d’inchiesta, per quale motivo venne rapito l’onorevole Aldo Moro. Chi o cosa si voleva colpire?

Gravina: Il caso Aldo Moro è una vicenda che con il passare del tempo, anziché essere archiviata negli scaffali della storia, diventa sempre più attuale, tale da giustificare la costituzione nel 2014 di una nuova commissione d’inchiesta parlamentare. Ciò significa che il caso non è assolutamente chiuso. La strage di via Fani, dove persero la vita cinque servitori dello Stato, e la successiva barbara uccisione del leader democristiano (9 maggio 1978) hanno radicalmente cambiato il cammino “autonomo” intrapreso dalla politica italiana.  Tutto è potuto accadere perché in contrasto con l’equilibrio mondiale stabilito a Yalta?  Si è fatto di tutto, fin da subito, per cancellare le impronti digitali dei veri autori del delitto, ovvero quelli che lo hanno commissionato, ma con il trascorrere del tempo tutta l’opera di depistaggio pian piano è stata rimossa per dare spazio a quella verità dei fatti che non solo l’opinione pubblica italiana ha il diritto di conoscere. Nel libro trovano spazio le lettere scritte nel “carcere del popolo” dall’onorevole Aldo Moro,  i comunicati delle Brigate Rosse, le iniziative del Vaticano, il memoriale Moro, le inchieste giornalistiche, le dichiarazioni dei protagonisti dell’epoca in commissione parlamentare,  i memoriali dei terroristi, gli autori dei libri sulla vicenda. Una serie di tracce da seguire per giungere alla verità dei fatti. Perché Aldo Moro? Perché non andò a buon fine la trattativa che poteva salvare la vita ad Aldo Moro e restituirlo alla libertà? Perché la proposta dello scambio dei prigionieri o il riscatto in denaro fallì miseramente? A queste e ad altre domande cerco di dare delle risposte riportando alla luce anche documenti passati inosservati o sottaciuti all’opinione pubblica. Nell’anno 1978, sul suolo italiano, succedono due avvenimenti che sconvolgeranno l’ordine mondiale pensato e voluto da due potenze, quella americana e quella sovietica: l’uccisione di Aldo Moro e l’elezione al soglio pontificio di Giovanni Paolo II. Idealmente c’è uno scambio del testimone. Il leader democristiano sono riusciti a fermarlo, uccidendolo. Bloccando ancora una volta il processo reale e concreto del rinnovamento politico. Il pontefice hanno tentato di ucciderlo il 13 maggio 1981. Avendo fallito nell’operazione, un blocco del sistema, quello sovietico, è stato travolto dalla forza del cambiamento. Una forza che ha fatto crollare i muri e disintegrato imperi. Aldo Moro aveva anticipato troppo i tempi.

 

Carena:  Dalle lettere che Aldo Moro scrisse durante la sua carcerazione quali sono i pensieri e i sentimenti che principalmente emergono: fiducia che si stia effettivamente trattando per la sua liberazione o consapevolezza della non volontà

di arrivare ad un buon esito finale? Quale è l’interlocutore principale delle lettere: la sua famiglia, i suoi compagni di partito o lo Stato italiano in generale?

Gravina:  La famiglia è l’interlocutore di cui si fida. La strada della trattativa, con scambio di prigionieri, è quella da Moro individuata come soluzione fin dall’inizio delle sue lettere dal carcere del popolo. Soluzione per avere salva la vita e la libertà, sottoposta all’attenzione di tutti, ma che nessuno ha voluto intraprendere.

 

C.: Secondo Lei, dott. Gravina, si arriverà mai a conoscere la verità sulle motivazioni dell’ uccisione di Moro e quali furono i mandanti effettivi? O forse è una verità che qualcuno delle alte sfere politiche conosce, ma preferisce tacere per vergogna o per non incrinare labili equilibri politici?

G.: Il mio libro inizia con una citazione biblica, tratta dal Vangelo di Luca, capitolo 12, 2-3: “Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti”. Si, ne sono certo, arriveremo alla verità dei fatti.

 

 

Loredana Carena

Info: Davide Gravina, Sulle tracce di Aldo Moro.Una storia da raccontare. Acquistabile sia nelle librerie che online [email protected]

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