Stranger Things serie 4: un ottimo lavoro

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Ritorna ,dopo un’attesa interminabile durata tre anni, la serie cult che ha rilanciato gli anni ottanta. Questa quarta serie di Stranger Things ha creato una certa hype nei fan. Nonostante l’importante durata degli episodi, è riuscita a soddisfare il suo pubblico. Rispetto alla stagione tre, la quarta fa dei passi da gigante sul punto di vista dei contenuti e della narrazione. Intreccia ben tre linee narrative, ognuna estremamente coinvolgente. Riesce a non annoiare nemmeno per un secondo, sebbene gli episodi abbiano una durata che varia tra i settanta e i cento minuti. Ma la principale qualità di questa stagione è il suo antagonista. Un cattivo dallo spessore notevole, con un interessante background che surclassa nettamente i nemici bidimensionali delle stagioni precedenti. Insomma La quarta serie di Stranger Things non delude.

Stranger Things 4: la via dello slasher

Vediamo nello specifico quali sono i pregi della quarta stagione di Stranger Things. Partiamo dal primo punto: L’atmosfera. Rispetto alla terza si respira un aria più cupa, che rimanda maggiormente ad un clima dal sapore squisitamente horror. La saga di Nightmare diventa il principale punto di riferimento. La mossa vincente è stata quella di adottare la forma strutturale dello slasher. E la saga di Freddy Krueger è la musa ispiratrice. La scelta di introdurre un serial killer come principale antagonista ha reso il tutto più intrigante. Non il solito “mostraccio” alla Alien che agisce per istinto. Non un entità eterea e incorporea. Bensì un killer pensante. Un ottima trovata che incuriosisce da un lato e fa la gioia dei fan di Krueger e dello slasher dall’altro. Chi è Vecna? Come sceglie le vittime e perché? La curiosità è mantenuta viva fino all’ultimo episodio.

Un cattivo di spessore

Vecna è il fiore all’occhiello della quarta serie di Stranger Things. Un malvagio fantastico. Dal design ragnesco e con personalità interessante, che viene rivelata sul finale di questa prima parte. La quarta serie fa Jeckpot. Senza fare spoiler, si può dire che Venca sia un antagonista a tutto tondo. Profondo, con delle motivazioni. Con una backstory complessa. Con una personalità. Stratificato. Un avversario con un certo spessore che nasce come un omaggio al mitico Freddy (Robert Englud fa anche un bel cammeo).

Stranger Things 4 : Una serie che non annoia

Un altro pregio fondamentale di questa quarta serie di Stranger Things è la gestione del ritmo e dello sviluppo degli eventi. Ci vengono presentate tre linee narrative, coinvolgenti e che rendono la visione avvincente e mai monotona. Tre luoghi diversi, tre obbiettivi differenti che poi convergono. Un ottima gestione dei tempi. Le vicende vengono ben spalmate lungo quasi nove ore di pellicola, senza mai provocare sbadigli. Gli archi narrativi sono ben sviluppati. Le svolte narrative sono efficaci, ben calibrate e d’impatto.

Ottimi sviluppi tra i personaggi.

I meriti continuano. Nella quarta serie di Stranger Things bisogna lodare i Duffer per lo sviluppo di alcuni dei protagonisti. Un plauso particolare va fatto ai personaggi di Max e Robin (interpretate da due ottime Maya Hawke e Sadie Sink). Max ha uno sviluppo psicologico molto interessante, approfondito e si dimostra un personaggio dal gran carattere. Dilaniata dal dolore. Cresciuta troppo in fretta. Capace di rielaborare il lutto e di fronteggiare le avversità, anche grazie al supporto dei suoi amici. Robin invece è un personaggio semplicemente adorabile. Straparla, è goffa ma molto simpatica. E crea una stupenda alchimia con Nancy. (tanto che i fan hanno iniziato a fantasticare su di una loro futura relazione). In ultimo anche la coppia Joyce/ Murray (Wynona Ryder/Brett Gelman) regala soddisfazioni e strappa anche qualche grassa risata nel corso delle loro disavventure. Unica dota dolente dei personaggi è Johnathan Byers, che in questa prima parte è di un inutilità allarmante. Insomma questa serie di Stranger Things fa anche un gran lavoro sui suoi protagonisti.

Conclusioni

La quarta serie di Stranger Things funziona magnificamente. È coinvolgente, intrigante, con un buon ritmo. Non annoia nemmeno per un secondo, sviluppa bene archi narrativi e personaggi. La virata verso la struttura slasher-movie rinnova la narrazione e da la possibilità di introdurre finalmente un cattivo di spessore. Un antagonista stratificato, complesso capace di trainare la curiosità dello spettatore fino all’ultimo secondo. Insomma è valsa la lunga attesa. E adesso si aspetta con ansia la seconda parte, sperando che dia degna conclusione a questa serie che finora è così ben riuscita.

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