Sarai: un’anima punk votata al pop

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Foto di Sarai

Sara, in arte “Sarai”, è una ragazza determinata e che sforna pezzi con una rapidità inverosimile. L’ultimo singolo, “T’ho sognato”, prende spunto da un sogno fatto la notte di Capodanno.

Quando fiorisce la passione per la musica?

“Ho iniziato a suonare per una necessità mia. Avevo problemi in famiglia, e la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho visto una chitarra è stato prenderla e suonare. Ho iniziato a scrivere canzoni di getto. Non conoscevo nulla di musica, quindi è stato tutto molto istintivo. Avevo poi mio fratello, che suonava il basso. Un po’ è anche merito suo. Vedendolo suonare ho deciso di provare con la chitarra, e da lì mi sono totalmente innamorata”.

Che mi dici del nome “Sarai”?

“Cercavo un nome che contenesse il mio vero nome, che è Sara. Siccome non ho soprannomi – nessuno me ne ha mai dato uno che fosse strambo o carino –, ho deciso di cercarne uno. Tra le varie opzioni il nome Sarai era quello che mi piaceva di più”.

Ho letto di un viaggio che hai fatto nella Repubblica Dominicana.

“Sono quelle cose che ti porti dietro a livello culturale. Ero lì e suonavo, da sola, in una stanza. E mentre ero lì, a contatto con una cultura diversa, era come se mi fossi riempita di qualcosa, una qualche nozione che in realtà non esiste, perché nessuno mi ha mai insegnato niente a livello musicale. Quando poi sono tornata, mi sono accorta che suonavo in modo diverso, migliore. È stata un’esperienza che mi ha cambiata. Mi ha resa anche molto più sciolta sul palco. Mi ha aiutato mentre ero alla ricerca della mia identità musicale, anche se non so dirti in che modo”.

Prima di dedicarti al pop facevi punk rock. Eravate una band tutta al femminile?

“No, magari, ho sempre sognato di avere una band tutta al femminile. Ero l’unica ragazza della band. Con me c’erano tre ragazzi, amici miei tuttora. Suonavamo punk rock pesante: Green Day, Sum 41, Blink 182. Ero molto fan”.

Avete registrato anche un EP.

“L’abbiamo registrato l’anno che ci siamo conosciuti. Avevamo in media 16 anni, eravamo davvero piccolini. Poi io son partita per la Repubblica Dominicana e non c’è stato modo di proseguire. Siamo durati poco insieme, però abbiamo fatto un sacco di cose. Ci sono state serate, abbiamo vinto due contest, fatto un EP: tutto in poco meno di un anno. È stato tutto intenso e super bello”.

Poi il cambio di rotta verso il pop. Racconta un po’.

“È successo che ho iniziato a scrivere canzoni in italiano mentre ero all’estero. In un momento di delusione amorosa ho detto: ‘Basta, ora scrivo questa canzone’, e ho buttato giù tutto quello che avevo in testa. È uscito così questo brano che si intitola Ci hai perso tu, e che è stato il primo che ho pubblicato. E il passaggio al pop è avvenuto in maniera molto istintiva. Scrivendo in italiano mi sono ritrovata in questo pop-indie, che però mi appartiene, perché viene dal cuore e non è nulla di programmato. Penso sia solo un’evoluzione del mio essere artista, ecco”.

Il singolo “Gif” fa parte di questa evoluzione. È una canzone “leggera” che, se ti capita in radio mentre guidi, ti accompagna lungo il tragitto.

“Sì, infatti è troppo bella questa cosa. Anche i miei amici mi hanno detto che questo è il classico pezzo da ascoltare in macchina. E infatti l’idea di partenza era proprio quella. Il fatto che me lo dite, vuol dire che è stata colta la “meta” della canzone”.

Guardando al testo, invece, si intuisce l’importanza che il passato ha per te.

“Sì, sono una che guarda al futuro ma che, allo stesso tempo, resta molto ancorata al passato. A volte penso che dovrei chiudere gli occhi e dire: ‘Okay, non esiste tutto quello che c’è stato prima’. È difficile, però nella canzone invoglio a fare questo, anche se poi sono la prima ad avere difficoltà. Però sì, per me [il passato] è davvero una cosa importante, perché tutto quello che abbiamo vissuto ci rende ciò che siamo ora, no? Quindi è un’importanza enorme, gigantesca”.

E arriviamo all’esperienza di X Factor: con che consapevolezza lasci quel palco?

“La consapevolezza di voler migliorare. Di aver preso qualcosa da questa esperienza, senza soffermarmi al lato negativo, che è quello di essere usciti, anche perché poi le cose finiscono sempre. Cercare le cose che potrei migliorare e migliorarle. Quindi la consapevolezza di poter fare meglio, quello sempre, e tornare più forti di prima”.

È uscito da poco il tuo nuovo singolo “T’ho sognato”. Raccontamelo.

“È forse la canzone che ci ho messo di più a scrivere, perché è suddivisa in due periodi di tempo diversi. Elaborare il testo è stato più complicato del solito, perché in genere scrivo tutto in fila, nello stesso momento, e nel giro di un’ora ho finito. Mi piace un sacco che si basi su sogni che ho fatto, e cantando la canzone è come se rivivessi tutti e due i sogni e spesso mi commuovo mentre la canto. Mi immedesimo talmente nel mood che è come finire di nuovo nel mondo dei sogni. Troppo bello”.

Mi ha incuriosito il videoclip, con l’inquadratura ferma e tu che scrivi la canzone a letto. È andata proprio come mostra il video?

“Praticamente sì. Il primo sogno l’ho fatto la notte di Capodanno, quindi immagina, non è che fossi proprio al top. Magari avevo un po’ bevicchiato, e la notte ho sognato questa persona. Mi sono poi svegliata all’alba e mi sono detta: ‘Questo me lo devo ricordare’. E allora ho scritto il testo. O meglio, il sogno”.

Vista la rapidità con cui sforni canzoni, mi aspetto due o tre EP nel giro di pochi mesi. Ti chiedo quindi: cosa bolle in pentola?

“Se potessi farei uscire tutte le canzoni adesso, così comincerei subito a scriverne altre. Molte di quelle uscite le ho scritte anni fa. Per il momento lascio un po’ di suspense, ma sicuramente voglio far uscire tante cose, continuare a scrivere e continuare a studiare. Perché sto scoprendo che, studiando, riesco a esprimermi molto meglio. Pian piano farò uscire cose sempre più mie. Per cui speriamo bene, ma aspettati tante canzoni e tante serate”.

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