Recensione film: Dolor y Gloria

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Dolor y Gloria. L’ultima opera di Pedro Almodovar.

Non tutti avranno guardato l’ultima opera di Almodovar, però questo film, merita uno sgurdo un pò più introspettivo per essere compreso fino in fondo.

Il titolo

Il titolo, riprende ciò che il film vuol proporre. La trama è incentrata su una seduta psicoanalitica, il tutto si ripercorre per l’intero film.

Il Film in generale

Antonio Banderas in quella che è la sua migliore interpretazione della carriera, interpreta Salvador Mello. Questo protagonista, è una figura fondamentale per la pellicola, impersona un malessere della società odierna, l’eterna depressione per ciò che non piace e per l’inettitudine del vivere in generale, inoltre il protagonista utilizza vestiti che fanno parte del guardaropa del regista, e inoltre la qualità cromatica, fa si che tutta l’interpretazione sia un po retrodatata. Il film girato ovviamente nella Madrid tanto amata da Almodovar, presenta e ripropone temi passati e temi presenti, l’ambientazione agli anni ’80, è solo l’ultimo tassello di un puzzle, fatto di tante tessere che sono tipiche del giorno d’oggi e delle abitidini passate.

Trama

Nel film Dolor y Gloria;Salvador Mello, diretto alter ego di Almodovar, dopo aver ricevuto una operazione alla spalla, inizia ad essere martoriato dai dolori. Questo lo porta in uno stato di crisi. Fumando eroina e macinando antidolorifici, la situazione non cambia. La sofferenza del protagonista si ripercuote nella sua libertà creativa.

Valore simbolico e indicativo

Il film in se, è un diario d’autore, ricco di significati nascosti e non. Questo diario ricco di avvenimenti e il binomio cinema-vita più riuscito del regista spagnolo. Si parla di binomio, proprio perchè il ciò che si vuole rappresentare rispecchia una situazione antecedente a quella in cui viviamo, però nello stesso tempo vi sono tratti omogenei della società odierna. Quindi il tutto è un agglomerato affine alle varie epoche che sono state vissute dal regista, ovviamente il tutto è una rappresentazione cinematografica con occhi artistici, da parte di Almodovar.

Motore espressivo

Il motore espressivo di questo film, è senza dubbio Antonio Banderas. L’attore malagueno, in questa sua interpretazione, ha dato diretto impatto visivo. Come ogni singolo film di Almodovar, il tutto ha bisogno di un buon rappresentante che deve, impersonare ciò che non può essere espresso in nessun altro modo, cioè recintando. Un sorriso, un rimpianto, un abbraccio, uno sguardo, sono tutti tratti somatici, per comprendere l’opera. Il film si presenta come sequenza di scene e scorci di quotidianità, presenti in ogni situazione vicina a noi, in fondo.

Teatralità

La pellicola, ha il suo tocco di teatralità. Come tutti i film del regista spagnolo, anche quest’utimo, ha la giusta dose di teatralità. Parlare di teatralità in un film, è quasi come parlare di un argomento scomodo. Il film, costruito in ogni singola parte, costituisce una costruzione, che smisuratamente è teatrale. Partendo dagli albori si sò che Almodovar, ha sempre avuto un modo teatrale di fare cinema, e in questo film è notabile nelle varie sfaccettature. Il copione non molto complesso, l’approccio diretto da parte del protagonista, e le ambientazioni comuni, fanno di questa opera, una opera tetrale, si potrebbe definire come un barocca.

Conclusioni

Il film, candidato agli academy awards 2020, ha ricevuto 2 candidature, per migliore attore protagonista e per miglior film internazionale. Ricevendo moltissime candidature ai premi cinematografici più importanti al mondo, il film, si presenta agli Oscar con un ottima spinta.

Voto medio generale: 8.5/10

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