Premio Cesare Zavattini 2025/26: la giuria proclama i vincitori della 10ª edizione

0
47

Si è svolta sabato 31 gennaio 2026, presso la Fondazione AAMOD, la giornata conclusiva della fase di selezione del Premio Cesare Zavattini 2025/26. Al centro dell’appuntamento: il pitch dei progetti finalisti – con presentazione dei dossier di sviluppo e proiezione dei teaser – e la successiva deliberazione della Giuria, chiamata a individuare i vincitori della decima edizione e ad assegnare eventuali menzioni speciali.

Durante la mattinata, autori e autrici di undici progetti partecipanti al Workshop hanno offerto un panorama ricco e articolato di approcci al riuso creativo del materiale d’archivio, tra sperimentazione, racconto personale e interrogazione critica della memoria collettiva. Al termine delle presentazioni, la Giuria si è riunita per la valutazione finale, esprimendo all’unanimità un apprezzamento complessivo per la qualità e l’originalità dei lavori.

Un laboratorio per la nuova generazione di filmmaker

I progetti in esame hanno attraversato storie intime e nodi irrisolti della memoria pubblica, questioni contemporanee e perfino distopie future, confermando il Premio come uno dei principali laboratori dedicati alle nuove voci del cinema italiano interessate a un confronto inventivo, etico e poetico con i patrimoni conservati negli archivi filmici.

In questo senso, il Premio continua a distinguersi per una linea chiara: l’archivio non come semplice “illustrazione” del passato, ma come materia viva, da rimontare e ripensare per far emergere nuove domande sul presente.

I vincitori della 10ª edizione

Al termine dei lavori, la Giuria ha designato all’unanimità come vincitori della decima edizione del Premio i seguenti progetti:

“Amico mio” – di Flavio Condemi ed Emanuele Tresca

Premiato «per la proposta di un percorso dove l’atto di fare un film insieme diventa il luogo per superare un tragico trauma personale, in cui l’esplorazione della memoria e del materiale d’archivio familiare non è uno mezzo per cristallizzare il passato, ma per lasciarlo andare.»

“Fuori di te, me” – di Anna Coccoli

Premiato «per la capacità di proporre una narrazione sul tema del doppio e della gemellarità con ironia e insieme con profondità, attraverso un riuso brillante del cinema d’archivio, che nel mito e nel paradosso trova una chiave d’accesso ad una dimensione intima e personale.»

“Uno è un bastone” – di Giada Cicchetti e Agnese Rizzari

Premiato «per l’intento di rivitalizzare lo sguardo sull’identità della resistenza palestinese, attraverso l’uso di una filastrocca araba che diviene abbecedario poetico, nutrendosi delle immagini dell’archivio di Monica Maurer sulle quali, insieme ai suoni, si innestano procedimenti trasformativi e sperimentali.»

Menzione speciale: una storia rimossa che torna visibile

La Giuria ha inoltre assegnato all’unanimità una Menzione speciale al progetto:

“Fuori rotta” – di Jacopo De Falco

Riconosciuto «per la capacità di proporre una storia poco nota, quella della creazione di uno “zoo umano” di famiglie africane, nel 1940, per celebrare il colonialismo fascista nella Mostra d’Oltremare a Napoli, in cui il luogo stesso diviene protagonista e segno dell’oscenità e dell’abbandono cui andarono incontro uomini e donne, memorie e cose, con l’inizio della guerra e il passare degli anni.»

La giuria e il metodo: niente nostalgia, solo domande aperte

Il presidente di Giuria Stefano Savona, insieme ai componenti Antonio Bellia, Francesca Cadin e Aline Hervé (assente per motivi personali Patrizia Cacciani), ha sottolineato la maturità complessiva dei progetti e l’attenzione condivisa verso forme di cinema capaci di interrogare criticamente l’archivio, evitando approcci illustrativi o nostalgici.

Hanno assistito ai lavori il direttore del Premio Antonio Medici, la coordinatrice Aurora Palandrani e la responsabile tecnica Milena Fiore.

Cos’è il Premio Cesare Zavattini e perché conta

Promosso e curato dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, il Premio nasce per sostenere giovani autrici e autori nello sviluppo di opere basate sul riuso creativo delle immagini d’archivio, incoraggiando uno sguardo contemporaneo capace di mettere in relazione la memoria con le urgenze del presente.

Dopo dieci edizioni, il Premio si è consolidato come un laboratorio di ricerca e sperimentazione che contribuisce alla crescita di nuove voci del cinema italiano, rafforzando l’idea che l’archivio non sia un punto di arrivo, ma un innesco: un modo per leggere ciò che siamo, ciò che siamo stati e ciò che rischiamo di dimenticare.