Madre: di Bong Joon-ho in sala dopo 12 anni

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Madre

A volte succede, se ti chiami Bong Joon-ho e sei il regista che con PARASITE ha vinto tutto (Palma d’Oro e Oscar come miglior film, regista, sceneggiatura originale e film straniero), che un tuo film come MADRE, datato 2009, arrivi in sala dopo 12 anni.

Di cosa parla “Madre”?

Già a Cannes a Un Certain Regard, il film distribuito da giovedì 1 luglio da Pier Francesco Aiello per PFA Films ed Emme Cinematografia, racconta, con la forza a volte disturbante dell’estetica coreana, un amore materno, l’unico davvero eterno e privo di volubilità, fin dentro l’orrore. È il caso appunto della donna interpretata da Kim Hye-ja, vera icona dell’industria cinematografica coreana, una madre che vive con un figlio di ventisette anni, Do-joon (Won Bin), con evidenti carenze intellettive. È subito chiaro che questo ragazzo è l’unica ragione di vita di questa donna, oggetto di un amore anche più grande perché destinato ad essere un eterno bambino.

Le accuse

Così quando una notte il ragazzo torna a casa ubriaco e la mattina dopo viene trovata morta una studentessa, tutta una serie di coincidenze portano ad accusare Do-joon che, sotto la pressione di un corpo di polizia abbastanza cialtrone e opportunista, confessa. Ma la madre, che per vivere raccoglie erbe medicinali e fa agopuntura, dietro i suoi modi gentili nasconde una ‘mamma Roma’. Insomma non mollerà certo il figlio al suo destino, attraverso tutta una serie di accadimenti e colpi di scena gestiti con grande bravura da Kim Hye-ja.

Bong Joon-ho

“Tutti hanno una madre, e tutti hanno un’idea precisa di cosa sia una madre: è la persona che ciascuno di noi ama di più, la più gentile, e al contempo la più irritante. Sono molti i sentimenti che si contrappongono quando si ha a che fare con questa figura, e questo perché la relazione tra un figlio e sua madre è alla base di tutte le relazioni umane”.

La figura materna

“Innumerevoli romanzi, film e programmi televisivi si sono avvicinati alla figura materna, ma io volevo esplorarla in un modo che fosse mio peculiare, funzionale a scoprire dove potevo portarla a livello cinematografico, per poi spingerla fino all’estremo” dice il regista premio Oscar che quest’anno sarà presidente di giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. E ancora Bong Joon-ho: “Volevo fare un film che scavasse in profondità come il cuore di una palla di fuoco. Avere a che fare con la figura materna è per certi versi un déjà vu nella mia cinematografia, ma vedo questo film come un nuovo approccio e spero che questa venga percepito anche dagli spettatori”. (Ansa)

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