Una guerra che non finisce mai. Un mondo che sembra reggersi sul conflitto, sull’arroganza del potere e su una macchina bellica che macina vite e futuro. E poi, all’improvviso, un’idea tanto semplice quanto scandalosa: fermare tutto con uno sciopero del sesso. È da qui che riparte Lisistrata, la commedia di Aristofane più celebre e “politica”, che torna oggi sulle scene con una forza sorprendentemente contemporanea.
Dopo lo straordinario successo dell’allestimento estivo al Teatro Greco di Siracusa (e le tappe al Teatro Grande di Pompei e all’Arena di Verona), lo spettacolo approda in tournée nazionale con Lella Costa protagonista e la regia di Serena Sinigaglia. A Milano l’appuntamento è dal 24 febbraio al 1 marzo 2026 al Teatro Carcano.
Una ribellione “folle” che diventa lucida
Scritta nel V secolo a.C., Lisistrata nasce come satira feroce e irresistibile, ma al suo centro c’è un tema gravissimo: la guerra come destino ciclico dell’umanità. In un’Atene svuotata dagli uomini mandati al fronte e governata da una politica incapace di scegliere la pace, è una donna a immaginare una rivoluzione fuori dagli schemi: niente intimità, niente desiderio, finché non si ferma la guerra.
È un paradosso, certo. Ma è proprio il paradosso a rendere la commedia un atto di denuncia: la risata diventa un colpo secco, un modo per svelare il ridicolo del potere, l’assurdo della violenza, l’infantilismo del dominio. E quel grido — “Donne di tutto il mondo unitevi!” — suona oggi come un manifesto.
La regia di Serena Sinigaglia: “Altro che commedia, Lisistrata è un’eroina tragica”
Nelle note di regia, Serena Sinigaglia parte da una constatazione netta: Lisistrata si regge su un presupposto “serio e grave” e la protagonista ha quasi la statura di un’eroina tragica. L’idea di fondo è attualissima: la guerra non è inevitabile, è il prodotto di un cattivo governo. Aristofane lo dice senza giri di parole e lo traduce in immagini potentissime, come quella del telaio politico: i fili sono annodati, ingarbugliati, impossibili da tessere. È l’incapacità del potere di costruire un ordine giusto.
Ma c’è di più: Aristofane collega l’istinto bellicoso all’istinto sessuale, come se la negazione dell’amore e del desiderio — o la loro gestione tossica — trovasse sbocco altrove, proprio nella distruzione. Uno slogan che attraversa i secoli lo riassume ancora: “Fate l’amore, non fate la guerra.”
Il coro come cuore politico dello spettacolo
Per Sinigaglia c’è un elemento irrinunciabile: il coro, vera firma del teatro attico e strumento politico per eccellenza. In scena due semicori — vecchie e vecchi — che si affrontano e si detestano mentre le donne occupano l’Acropoli. È lo scontro tra sessi e generazioni, che diventa specchio di una società incapace di “stare insieme”. Finché Lisistrata non conduce verso una pacificazione che, proprio perché avviene davanti agli occhi del pubblico, assume un valore concreto e collettivo.
Lo spettacolo alterna momenti di narrazione e azione, in dialogo con l’adattamento firmato da Emanuele Aldrovandi insieme alla regista, nel rispetto del testo originale e con pochi innesti storici.
Cast e squadra creativa
In scena, accanto a Lella Costa, ci sono Marco Brinzi, Francesco Migliaccio, Stefano Orlandi, Maria Pilar Pérez Aspa, Giorgia Senesi, Irene Serini.
Lo spettacolo è firmato da una squadra artistica ampia:
- traduzione Nicola Cadoni
- regia Serena Sinigaglia
- scena Maria Spazzi
- luci Alessandro Verazzi
- costumi Gianluca Sbicca
- musiche Filippo Del Corno
- consulenza musicale Sandra Zoccolan
- coreografie Alessio Maria Romano
- produzione INDA e Teatro Carcano
Date in tour e tappa milanese
La tournée parte il 17 febbraio 2026 e attraversa l’Italia fino a maggio (con altre recite estive previste). Tra le tappe: Udine, Padova, Bologna, Milano, Firenze, Monza, Bolzano, Bari, Lugano, Genova, Pesaro, Ferrara e molte altre.
Milano – Teatro Carcano: 24 febbraio – 1 marzo 2026 è una delle date chiave: la città accoglie una Lisistrata che non è solo un classico riproposto, ma un dispositivo teatrale che parla direttamente al presente.
Perché vederla oggi
Perché Lisistrata, 2500 anni dopo, non è diventata “storia”. È diventata specchio. La sua è una liturgia laica di pace, un atto di militanza che usa l’arma più disarmante: il riso. E dentro quel riso c’è la domanda più urgente: perché continuiamo a considerare la guerra una normalità?
