La serie After Life ci racconta l’ironia della vita

Per far fronte al dolore bisogna giocare ad armi pari con la vita

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La serie After Life

Cosa sia la vita resta il mistero più grande in assoluto. Eppure, esiste un paradosso che contraddistingue ogni essere umano. Sebbene non abbiamo idea della profondità dell’esistenza, guardiamo comunque oltre. Desideriamo comprendere cosa ci sia al di là del nostro respiro. Senza mai pensare che questi due aspetti sono ugualmente misteriosi. E complessi. La serie “After Life” tratta proprio i meccanismi di questo lato umano.

Cosa racconta la serie “After Life”?

Il nome di questo show potrebbe facilmente trarre in inganno. Non a caso, in inglese, si tende a indicare col termine “After Life”, la vita dopo la morte. Teniamo a mente questa nozione, poiché ci tornerà comunque utile. Tuttavia, il concetto di “Aldilà” è totalmente fuorviante. Non è necessario esalare l’ultimo respiro, affinché l’esistenza volga al suo termine. Nel corso del cammino vitale, possono essere molteplici i momenti in cui si arriva a capolinea. E una volta giunti/e a quel punto, non sempre ritroviamo un autobus in partenza. O, quantomeno, non diretto verso una meta che c’aggradi. Ed è proprio quando arriviamo a questa fase della vita, che scopriamo cosa sia il cosiddetto “After Life”. La serie televisiva Netflix in esame ci propone una trama perfettamente esplicativa. Il protagonista è Tony. Personificato da Ricky Gervais, Tony è un uomo di mezz’età. Egli si ritrova vedovo dopo anni di matrimonio, trascorsi accanto alla moglie Lisa. Quest’ultima perde la vita a causa di un cancro al seno. Da qui, finisce il calvario della donna. E prosegue quello di Tony.


After Life – Ad inizio 2020 la seconda stagione della serie Netflix di Ricky Gervais


Oltre la vita

La serie “After life” ci pone di fronte a una realtà. A quello scenario di cui parlavamo pocanzi. Lisa viene e a mancare. Esala il suo ultimo respiro. Suo marito rimane in vita. Eppure, anche per Tony pare sia arrivata una sorta di fine. “People think that all those things I miss doing with Lisa, I could just do them anyway, and that would make me feel better. But they’re missing the point. I don’t miss doing things with Lisa, I miss doing nothing with Lisa. Do you know what I mean? Just sitting at home, wouldn’t even have to go out, or do anything, or even talk, you know, just sitting there, knowing she was there. Sometimes, I’d just look over at her”. “La gente pensa che le cose che facevo con Lisa potrei farle da solo ed essere felice lo stesso. Ma non è quello il punto. Non mi manca fare cose con Lisa. Mi manca non fare niente con Lisa. Sai? Stare semplicemente in casa, senza uscire, senza fare granché, nemmeno parlare, solo stare seduto sapendo che è lì”.

Già da queste prime righe, possiamo capire l’essenza della serie “After Life“. L’intero show è caratterizzata da una nostalgia persistente. Dalla consapevolezza di un passato che se n’è andato e che mai tornerà. Dal fatto che la vita può cambiare in maniera violenta. Travolgendo chiunque con la sua marea. Eppure, talvolta anche nel mare in tempesta possiamo trovare un’ancora di salvezza. Il che non significa che tutto possa tornare come prima. Né che la possibilità di sentirsi felici si nasconda ovunque. La serie “After Life” ci racconta che il dolore della perdita invade corpo e mente. Fino a condurre chi lo prova ai confini della lucidità. Può succede di sentirsi persi. Sommersi dal male. E anche quando quest’ultimo viene meno, le emozioni differenti spaventano. Lo struggimento diventa talmente radicato in noi, che le sensazioni che si allontanano da esso appaiano come ingestibili.

La cinica ironia della serie “After Life”

Ecco che allora s’instilla una volontà quasi irremovibile. Non sperimentare più il dolore non è abbastanza. Non è reale. Ci spaventa, in parte. Dunque, desideriamo non provare più nulla. Smettere di fare esperienza di questo cammino. Interromperlo. Poiché qualsiasi possibile tappa ci appare come fittizia. Il quadro presentatoci da After Life di certo non appare come leggero e spensierato. Ciò nonostante, Ricky Gervais non manca d’ironia. L’uomo compone un mix d’ironia, cinismo e profondità. Egli interpreta un personaggio annientato dal dolore. Il quale, però, compie un ulteriore passo avanti. Dopo aver compreso la crudeltà dell’esistenza, Tony decide di giocare ad armi pari. Quindi, se la vita lo prende in giro, lui farà lo stesso con lei. L’uomo inizia a percepire il circostante come futile. Inconsistente. Capisce che, in fin dei conti, siamo noi esseri umani ad attribuire importanza ciò che coesiste insieme a noi. La serie “After Life” racconta della casualità della vita. Veniamo al mondo per caso. E, talvolta, lo abbandoniamo con lo stesso principio. Perciò, perché preoccuparsi tanto dell’inconsistente? Perché struggersi all’idea della fine? Tutto possiede un capitolo finale. Non sappiamo quando ci arriveremo. Tutto ciò che è in nostro potere è la maniera in cui voltiamo pagina.

Una ragione per restare

Un altro punto focale su cui si concentra la serie “After Life” è un’abitudine propria del genere umano. Per quanto l’esistenza possa definirsi una casualità, non possiamo affermare lo stesso per ciò che la caratterizza nel lungo periodo. Tutti/e noi possediamo una ragione che ci mantiene ben radicati/e al terreno. Più si cresce, più ci si rende conto che non si vive in maniera spontanea. In quanto esseri umani complessi, non ci accontentiamo di vivere su questa Terra. Abbiamo bisogno di un appiglio. Di una ragione che ci faccia aprire gli occhi ogni mattina. Senza renderci conto quando questa tendenza ci distrugga. La serie “After Life” pone l’accento sui pensieri intrusivi e suicidari di Tony. Da quanto la moglie è venuta a mancare, non passa giorno nel quale l’uomo non pensi a togliersi la vita. Eppure, egli resiste. Continua a respirare. Non perché percepisca la vita come un dono. Piuttosto, perché anche dalla crudeltà possono sbocciare fiori dalle sfumature mai viste prima. E chissà. Magari, dall’altra parte dello schermo, questo principio può servire da leva a qualcuno annientato dal dolore.



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