I volti della Gen Z in Afghanistan si esprimono con la musica

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Sono nati nel periodo in cui gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan e, ora, stanno per vedere le truppe lasciare il Paese. La loro musica è il riflesso del loro vissuto.

I volti della Generazione z

Sono i rappers della Generazione Z: hanno uno stile schietto, politico, che si mischia con gli strumenti tipici dell’Afghanistan per raccontare la guerra più lunga d’America. E forse è proprio questa la chiave del successo di questi ragazzi. Stanno costruendo un futuro pieno di speranza, esplorando la loro identità in un Paese la cui storia è sempre stata raccontata dall’esterno attraverso la prospettiva della guerra e delle truppe statunitensi. Ora vogliono raccontare la loro storia con la loro voce.

Il brano inno alla pace

Il desiderio di pace della Generazione Z è catturato nel singolo I AM, che ha ottenuto mezzo milione di visualizzazioni su YouTube. Il brano è stato rilasciato nel periodo in cui gli Stati Uniti avevano annunciato i loro piani per ritirare le truppe dal Paese dopo ben due decenni. Nel singolo rappano con Hadi Hashemi e Fareed Lalzad anche Jawad Sezdeh e Seraj Amiri degli AK13 sotto il nome di LBR. In I AM, hanno collaborato con molti altri artisti con l’obiettivo di produrre un inno di protesta rivolto direttamente ai talebani. “Non avete permesso a nessuno di vivere. La divisione era vostra legge. Desideriamo la pace“, riporta il testo.

La copertura mediatica a favore dell’America in Afghanistan

“I media occidentali tendono ad essere unilaterali quando si tratta dell’Afghanistan“, ha affermato Najib Sharifi, co-fondatore dell’Afghanistan Journalists Safety Committee. Abdul Qahar Jawad, professore di Giornalismo all’Università di Kabul, ha dichiarato a VICE: “Ai giovani non viene data un’adeguata copertura, anche se il 63% della nostra popolazione ha meno di venticinque anni”. In I Am e gli altri brani, la Generazione Z riflette su “una vita che non esiste”, dove “la loro arma è il loro rap e le loro parole sono i loro proiettili”. Per loro, cresciuti sotto l’occupazione talebana e americana, il rap è diventato un importante mezzo di espressione. “Questa è la nostra rivoluzione contro una società che deve cambiare”, ha detto Hashemi.

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