Hawkeye: la bellezza del non puntare in alto

Recensione del terzo episodio della serie Marvel Studios con protagonisti Jeremy Renner e Hailee Steinfeld

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Eroi urbani, problemi urbani. Questa è la filosofia portata avanti nel terzo episodio di Hawkeye e che ci accompagnerà fino al finale di stagione. Siamo ben lontani dai problemi mistici (WandaVision), politici (TFATWS) e temporali (Loki) affrontati nelle serie precedenti. Hawkeye si presenta sempre di più come un prodotto che ha come obiettivo consumarsi tra le strade di una New York pronta per festeggiare il Natale. La scacchiera, di episodio in episodio, diventa sempre più complessa tra omicidi irrisolti, mafia e segreti. Una lotta contro il tempo per Clint e un modo per trovare il proprio posto nel mondo per Kate. Uno scontro/ incontro generazionale tra il passato e quello che, probabilmente, sarà il futuro dell’ MCU.

Per il terzo episodio di Hawkeye vi lasciamo con il nostro solito AVVERTIMENTO SPOILER.

Echo: alla disperata ricerca di vendetta?

Echo aka Maya Lopez (Alaqua Cox)

Già nelle due puntate precedenti si può notare come l’azione sia un elemento fondamentale per una serie come Hawkeye. Questo terzo episodio è solo l’ennesima conferma. Clint e Kate, tenuti in ostaggio dalla tracksuit mafia, per quasi tutto il minutaggio saranno convolti in una rocambolesca fuga tra piscine di palline, macchine e frecce truccate. I riferimenti alla serie a fumetti Vita Normale di Matt Fraction e David Aja, mai come in questo caso sono più che palesi. Il terzo episodio di Hawkeye ha come obiettivo principale presentare colei che, a quanto pare, gestisce la tracksuit mafia: Echo.

Già incontrata alle fine dell’ 1×02, la serie si prende in suo tempo per raccontare il suo background e il suo “rapporto” con Ronin. Sordomuta dalla nascita, Echo (aka Maya Lopez) ha imparato a combattere utilizzando solo le sue forze e il suo istinto. Il padre, a capo della tracksuit mafia, verrà ucciso da Ronin durante un “blitz” in uno dei nascondigli della banda. Attraverso diversi flashback ci viene mostrato come Maya sia guidata in tutte le sue azioni dal bisogno di vendetta. E questo, in un certo senso, potrebbe nuocere chi è più in alto di lei nella scala del potere. Ci viene presentato un personaggio tridimensionale, incredibilmente dinamico e mai banale.

Hawkeye: puro intrattenimento in salsa Marvel

In questo terzo episodio Hawkeye ci rivela definitivamente la sua identità. Dopo il mosaico cosmico disegnato da Eternals, l’ introduzione al mondo asiatico di Shang Chi e un primo vero approccio al multiverso attraverso Loki, si sentiva il bisogno di spostarsi su altri luoghi e racconti. Una serie che non cambierà le sorti del grande “mosaico” Marvel, ma aggiungerà nuovi tasselli e darà il via all’ introduzione di personaggi che potrebbero essere fondamentali per le trame future. In modo semplice Hawkeye sta riuscendo ad introdurre un nuovo lato dell’ universo Marvel sconosciuto sul grande schermo.

La serie sottolinea come i cinecomic possano diventare veri e propri contenitori di generi capaci di divertire ed appassionare il pubblico. Hawkeye è puro intrattenimento condito con interessanti e mai banali riflessioni capaci di emozionare lo spettatore. Una serie che vuole alleggerire i toni, ma allo stesso tempo far capire quanto abbia voglia di raccontare Clint Barton. Tra gli Avengers originali Occhio di Falco è sempre stato il “fantasma” del gruppo. Non farsi riconoscere, non saltare all’occhio. La serie vuole far capire l’esatto opposto. Quanto Clint sia in realtà necessario.

Raccontare i personaggi attraverso piccoli gesti

Il terzo episodio di Hawkeye spicca di empatia. Il prologo, totalmente dedicato a Maya crea un rapporto immediato tra il personaggio e lo spettatore. Ne si capiscono le motivazioni, il pensiero e le azioni. Maya sveste totalmente il ruolo di villain per diventare una semplice vittima della sua sete di vendetta. Nonostante la tanta azione, in questa terza puntata vediamo rafforzarsi sempre di più il rapporto tra Clint e Kate.

La scena che meglio racconta questa evoluzione è sicuramente quella della telefonata con il piccolo Nathaniel. Dopo essersi rifugiati a casa della zia di Kate, Barton riceve una telefonata dal suo figlio più piccolo. A causa dell’ inseguimento l’apparecchio acustico di Clint risulta essere danneggiato. Kate, scrivendo su un blocco per appunti aiuta l’eroe a comunicare con suo figlio. Una scena così semplice diventa un modo per mostrare quanto il rapporto di fiducia tra i due stia crescendo nel corso delle puntate.

Hawkeye: l’ombra di Kingpin

Ed è proprio nel prologo dedicato a Maya Lopez che sembra comparire di sfuggita uno dei villain più amati dell’ universo urban della Marvel. Nel corso dei minuti aleggia la presenza di questo “zio” che sembra sia particolarmente legato alla ragazza. L’ uomo in questione pare essere a capo di qualcosa ancora più grande della semplice tracksuit mafia. Maya, con il suo costante tentativo di vendicare la morte del padre, sembra possa, in qualche modo, dargli fastidio. Nei diversi flashback compare per qualche secondo, non mostrando però il volto. Un uomo possente ma delicato verso una Maya ancora bambina.

Maya Lopez da bambina

Per struttura fisica ed atteggiamento lo “zio” in questione sembra essere riconducibile al Wilson Fisk aka Kingpin di Vincent D’Onofrio. La direzione presa dalla trama confermerebbe solo la presenza del celebre villain. Un ritorno molto richiesto dai fan rimasti affascinanti dall’ interpretazione dell’attore italoamericano nella serie dedicata a Daredevil prodotta da Netflix. Il ritorno di Kingpin, potrebbe portare al definitivo ingresso del diavolo di Hell’s Kitchen nell’MCU? Al momento, sembra proprio di si.


Hawkeye: il racconto di un esordio esplosivo

Hawkeye: dove vederla?

Hawkeye è disponibile su Disney+. La serie avrà 6 episodi rilasciati settimanalmente ogni Mercoledì.

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