Ci sono storie che non si chiudono, ma continuano a interrogare le coscienze collettive. È il caso della vicenda di Giulio Regeni, al centro del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, diretto da Simone Manetti, che sarà presentato fuori concorso venerdì 8 maggio 2026 al Festival Internazionale della Cinematografia Sociale Tulipani di Seta Nera, in programma a Roma dal 7 al 10 maggio presso il The Space Cinema Moderno.
Un appuntamento che si configura non solo come evento cinematografico, ma come gesto civile e culturale, capace di riaccendere l’attenzione su una delle ferite più profonde e ancora aperte della storia recente italiana.
Un riconoscimento per un’opera di impegno civile
Durante il Festival verrà conferito un riconoscimento al regista Simone Manetti, agli autori Emanuele Cava e Matteo Billi, e ai produttori Ganesh Produzioni e Fandango, a testimonianza del valore artistico e civile del progetto.
Il premio accompagna il ritorno del documentario nelle sale italiane, confermando la forza di un’opera che unisce qualità narrativa e responsabilità sociale.
“Non è solo una proiezione, ma una scelta consapevole – ha dichiarato il presidente del Festival Diego Righini –. È il segno di una comunità che decide di non voltarsi dall’altra parte, rinnovando il valore della memoria e della richiesta di verità”.
Un racconto necessario
Il documentario ricostruisce le tappe del sequestro, delle torture e dell’uccisione del giovane ricercatore italiano, il cui corpo fu ritrovato il 3 febbraio 2016 nei pressi del Cairo.
Attraverso testimonianze dirette, materiali inediti e un’attenta ricostruzione dei fatti, il film porta alla luce responsabilità, omissioni e verità negate, restituendo una narrazione rigorosa e profondamente umana.
Per la prima volta, i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, raccontano in prima persona la loro battaglia per la giustizia, affiancati dall’avvocata Alessandra Ballerini, da anni impegnata nel percorso legale.
Il processo e la ricerca della verità
La vicenda giudiziaria resta ancora aperta. Il processo contro quattro agenti della National Security egiziana, avviato nella primavera del 2024, è tuttora in corso e potrebbe arrivare a sentenza entro la fine del 2026.
In questo contesto, il documentario assume un valore ancora più forte: non solo testimonianza, ma strumento di memoria collettiva e di pressione civile.
“Raccontare la storia di Giulio è un atto di cittadinanza – ha affermato il regista Simone Manetti –. È un contributo necessario alla memoria condivisa”.
Un festival che promuove diritti e inclusione
Il Festival Tulipani di Seta Nera, presieduto da Diego Righini e ideato da Paola Tassone, nasce con l’obiettivo di promuovere una cultura dell’inclusione, della tutela dei diritti e della valorizzazione delle diversità.
La proiezione di “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” si inserisce perfettamente in questo percorso, offrendo al pubblico uno spazio di riflessione su temi fondamentali come giustizia, diritti umani e responsabilità collettiva.
Un’opera che continua a interrogare
Già premiato con il Nastro della Legalità e accolto con grande partecipazione dal pubblico, il documentario ha registrato numerosi sold out ed è stato trasmesso anche su importanti broadcaster nazionali.
La sua presenza al Festival rappresenta un nuovo momento di condivisione e consapevolezza, perché la storia di Giulio Regeni non è solo una vicenda individuale, ma una domanda ancora aperta rivolta a tutta la società.
Un racconto che continua a chiedere verità. E che, proprio per questo, non può essere dimenticato.
