Fantasy Island: ecco perché la critica lo sta massacrando

Fantasy Island è una delle uscite horror più attese del 2020, ma questo reboot horror dell'omonima serie fantasy non ha soddisfatto la critica. Ecco perché.

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Sulla carta, “Fantasy Island” sembrava destinato ad essere il film horror perfetto: con la BlumHouse alla produzione siamo ormai abituati ad una gamma vasta di horror ben fatti che spazia per tutti i sottogeneri di questo stile cinematografico, ed il fatto che si trattasse di un reboot di una delle serie TV fantasy di maggior successo del passato lasciava ben sperare. Del resto, recentemente Netflix ci ha ben spiegato come si fa a trasformare un racconto fantasy leggero in un horror dai toni cupi riscrivendo completamente le avventure della mezza-strega Sabrina Spellman, e da un’altra casa di produzione molto quotata potevamo aspettarci qualcosa di simile. Invece, secondo la critica professionista, il bersaglio è stato mancato al 100%.

Le critiche rivolte a Fantasy Island

Secondo i professionisti, “Fantasy Island” manca di tutte le capacità necessarie per far leva sui due target, fra di loro opppsti, a cui il film aveva la possibilità di rivolgersi. I critici sono infatti concordi nel dire che nella pellicola mancano sia l’effetto nostalgia che può fare leva su chi ha visto la serie negli anni ’80 e’ 90 che le caratteristiche che piacciono agli adolescenti attuali in fatto di cinema horror: niente splatter, le situazioni originali che seppur riproposte in chiave dark che risultano molto ingenue per il cinema di oggi, un insieme di personaggi odiosi da slasher anni 2000 che non fanno più presa da circa 10 anni. Non salva il film nemmeno Lucy Hale, interprete molto apprezzata nella serie TV thriller “Pretty Little Liars” e in un altro horror targato BlumHouse quale “Obbligo O Verità”: per centinaia di recensioni di critici italiani e americani il film è un fiasco totale.

Basta remake nel cinema horror?

In tutte le epoche, fare un buon remake significa una cosa sola: saper rispettare le atmosfere ed i messaggi del film originale utilizzando però un linguaggio comprensibile anche a chi non è in grado di fruire dell’originale per motibi anagrafici. Questo film ha fallito su entrambi i fronti per la critica, un po’ come a mio acviso è accaduto in tanti casi analoghi (QUI UN ESEMPIO), ma ciò non vuol dire che questo mix deludente debba verificatasi sempre: il remake di “Carrie” di qualche anno fa, ad esempio, riusciva benissimo nella missione, e ci sono attualmente molte speranze anche circa il remake di “Candyman” diretto da Jordan Peele. La risposta alla domanda è dunque no: ogni caso è a se stante, e con talento ed un impegno reale potremo avere sempre buoni frutti.

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