Disney ed orfanotrofi: non solo un semplice topos letterario

Il racconto di una tendenza radicata nella cultura pop a cui nessuno ha mai fatto veramente caso

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La Disney ci ha sempre abituato nel corso della sua storia a racconti capaci di descrivere la realtà in tutte le sue sfaccettature. I prodotti della Casa di Topolino danno modo, ancora oggi, a milioni di bambini in tutto il mondo di crescere e di temprare il proprio carattere. I racconti dei grandi classici sono sempre stati, non solo un modo per raccontare storie sennò cadute nel dimenticatoio, ma anche un modo per insegnare al pubblico a crescere.

Nel corso della sua esistenza la Disney è diventata simbolo di diversi topos che vengono riproposti molto spesso nelle narrazioni che porta avanti. Dalla sofferenza di Cenerentola per la morte della madre, passando per la Lilo che utilizza Stitch per riempire un vuoto nel proprio cuore causato dalla mancanza dei genitori, fino ad arrivare a Tiana orfana di padre, la Disney nel corso degli anni si è identificata sempre di più nella figura dell’ orfano.

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Kala, la madre adottiva di Tarzan in Tarzan (1999)

Fedeltà storiografica?

Perchè esiste questa tendenza? La prima risposta che può venire in mente ad uno spettatore tipo è sicuramente legata al concetto di empatia. Vedere un giovane personaggio senza una guida sicuramente porta il pubblico ad empatizzare di più con ciò che sta vedendo. Una delle motivazioni principali però risiede nell’ origine di questi grandi classici. Infatti, la maggior parte dei lungometraggi animati Disney sono ispirati a fiabe popolari o a racconti risalenti al periodo medievale. L’ orfanotrofio è sempre stato un topos letterario che ha affascinato moltissimi autori e romanzieri.

Un esempio è Charles Dickens che ha fatto di questo tema la propria firma indiscussa. E’ comprensibile che questa tendenza sia stata introdotta anche negli adattamenti cinematografici. Il vero obiettivo dei classici Disney è quello di mostrare la crescita dei suoi protagonisti. Il loro passaggio dall’età infantile a quella adulta in un percorso caratterizzato da peripezie e difficoltà. Niente di diverso dai modelli più tradizionali della fiaba antica.

Walt Disney: una storia difficile da raccontare

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Tiana protagonista de La Principessa e il Ranocchio (2009)

La maggior parte delle storie a cui si ispirano i grandi film animati Disney risalgono al diciannovesimo secolo periodo nel quale l’aspettativa di vita era molto bassa. Non era raro trovare per le strade delle città bambini orfani fin da piccoli o assegnati a degli orfanotrofi cittadini. La maggior parte degli autori dell’epoca tendevano a raccontare la realtà che li circondava. Raccontando vicende di bambini orfani, in qualche modo si riusciva a raccontare anche un pezzo di quella realtà a molti sconosciuta.

Nei primi prodotti della casa di produzione ha influito sicuramente anche la situazione familiare dello stesso Walt Disney. L’ uomo infatti, fu costretto ad affrontare un grave lutto personale che lo ha perseguitato per anni. Dopo aver raggiunto un discreto successo acquistò la casa dei suoi genitori. Qualche tempo dopo il trasferimento la madre si ammalò. In un primo momento si pensò a delle possibile fughe di gas. Nonostante i continui controlli la donna morì di asfissia nel 1938 e Walt si incolpò per anni della cosa.

Esiste una possibile interpretazione psicologica?

La questione della continua presenza di orfani nei classici Disney può essere affrontata anche da un punto di vista psicologico. Secondo lo psicoanalista Bruno Bettelheim il modello ricorrente madre/matrigna presente nei film è facilmente riconducibile a fattori psicologici. Infatti secondo Bettelheim la madre e la matrigna sono la rappresentazione del dualismo che fa parte dei rapporti che i bambini hanno con le loro figure più vicine fin dalla nascita. Un dualismo che si rifà inevitabilmente all’ opposizione continua tra amore e rifiuto. I prodotti Disney che più mettono in evidenza questa tendenza naturale sono sicuramente Rapunzel e Cenerentola. Due ragazze che sono cresciute con madri adottive che, in un modo totalmente diverso, le hanno forgiate e manipolate.

Rapunzel e Gothel in Rapnzel (2010)

Disney ed orfanotrofi: tra fedeltà storica e bisogno di crescita

Riassumendo, il fatto che la Disney tenda a raccontare storie che comprendono personaggi orfani dipende da più fattori. Da un lato abbiamo l’elemento storiografico, che mette le basi nella fedeltà storica ai racconti a cui si ispirano. Dall’altro invece abbiamo un elemento prettamente psicologico che interessa non solo il senso di colpa che per anni ha perseguitato Walt Disney, ma anche la tendenza a raccontare un dualismo che fa parte di ognuno tutti noi.

Amore o rifiuto? I grandi classici dell’animazione sono sempre riusciti a raccontare questo conflitto senza mai scadere nel ripetitivo o nel banale. Nel corso della sua storia cinematografica la casa di produzione ha mantenuto questa linea, in un rapporto di fedeltà con il proprio passato. Nonostante le storie cambino, c’è sempre un trauma che porta all’ imminente crescita del protagonista. Un trauma che, la maggior parte delle volte comprende la morte. Un pò fatalistico? Assolutamente no, poichè danno modo fin da piccoli di affrontare i drammi della vita reale.

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