Borghi e Dempsey misteriosi “Diavoli” su Sky Atlantic

Si chiama "Diavoli" ed è la nuova serie di Sky Atlantic della coppia Alessandro Borghi e Patrick Dempsey. Il primo, il temibile Aureliano di Suburra, e il secondo, il dottore Stranamore di Grey's Anatomy, ora insieme per una nuova intrigante storia all'interno della Banca più importante di Londra. Ecco il debutto in attesa dei due nuovi episodi in uscita venerdì 24 aprile 2020.

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Diavoli
Diavoli, la nuova serie di Sky Atlantic (foto: LaRepubblica)

E’ iniziata da meno di una settimana, ma già si può dire che “Diavoli” abbia portato fuoco vero su Sky Atlantic. La nuova serie della coppa Alessandro Borghi e Patrick Dempsey è già disponibile con i primi due capitoli, ottenendo fin da subito un enorme seguito. Secondo le stime raccolte da Auditel infatti, la messa in onda dei primi episodi ha conquistato in media 572mila telespettatori. La nuova serie si è classificata così al terzo posto come miglior debutto degli ultimi tre anni dopo Gomorra 4 e Catch-22. Ora bisognerà solo aspettare i nuovi episodi in uscita venerdì 24 aprile.

Dopo poco meno di due anni Patrick Dempsey torna sul piccolo schermo grazie a Sky. Nel 2018 infatti lo abbiamo visto nei panni del protagonista de La verità sul caso Harry Quebert. La serie sulla misteriosa scomparsa di un famoso scrittore e professore.

“Diavoli”: intrighi e misteri all’American New York – London Bank

“Diavoli”, tratto dall’omonimo romanzo di Guido Maria Brera, non è nulla di quello che si può pensare immaginando una serie che tratta questioni finanziare. Certo, il legame con le banche e l’economia c’è, ma più che altro si tratta di concetti base che servono per contestualizzare la storia. Una sorta di corso accellerato per chi mette piede per la prima a volta a Wall Street, per intenderci. Nulla a che vedere con il film del calibro de La Grande Scommessa (Adam McKey, 2016) o The Wolf of Wall Street (Martin Scorsese, 2013). Soprattutto per un piccolo dettaglio: siamo a Londra, nel 2011, all’interno di una delle maggiori banche d’investimento della città: la American New York – London Band (NYL).

Con un classico inizio da film sulla Borsa, il protagonista e i suoi amici si trovano all’interno della Banca pronti a brindare una nuova vittoria. Centinaia di miliardi in guadagni grazie alle speculazioni sul mercato della Grecia, mentre il resto d’Europa è in piena crisi finanziaria.

Ma ben presto questa sensazione di trovarsi in un nuovo racconto sulla crisi finanziaria finirà. Nonostante tutti i linguaggi e i riferimenti al mondo economico che li circonda, la trama si mescola di elementi misteriosi, intriganti, che spingono lo spettatore a vedere cosa c’è oltre. E che dipingono la serie di quel poco di thriller che aiuta la supence. “Diavoli” è senza dubbio una serie fatta di colpi di scena, di azioni e risposte, di attacchi e contrattacchi spesso difficilmente prevedibile.

L’impianto iniziale è chiaro, ben definito. Ci troviamo circondati da numeri, da questioni finanziare ed economiche, in un mondo dove se ti giri non vedi visi ma valori, prezzi, che salgono e che scendono. Un concetto che viene espresso in modo molto chiaro grazie all’uso della grafica che riesce a mantenere un appiglio alla realtà, riportando a terra concetti che per i più potrebbero essere molto complicati. Ma non è tutto. Al centro della scena infatti, vi sono un gruppo di tre uomini capitanati dall’italiano Massimo Ruggero (Alessandro Borghi), che a sua volta si trova sotto l’ala dell’amministratore delegato Dominic Morgan (Patrick Dempsey), mirando al posto di vice-CEO della Banca.

Il rapporto tra i due balza subito agli occhi come qualcosa di complesso, profondo ma forse malato. La stima di Massimo nei confronti del suo superiore è profonda, tanto da ritenerlo la cosa più vicina ad un padre che lui abbia mai avuto. Al tempo stesso però, l’aria che emana il CEO è tetra, misteriosa, come se fosse lui il vero diavolo in quel posto. A rendere la storia ancora più intrigante, la figura della moglie di Dominic, Nina (Kasia Smutniak, Perfetti Sconosciuti 2016) così contraria alla vita del marito, ma così presente in quella di Massimo, già diviso da un passato pressoché difficile, sottolineato dal ritorno della moglie in versione escort.

Massimo Ruggeri, un’evoluzione in pochi episodi

Ma soffermiamoci un attimo sul personaggio impersonato da Alessandro Borghi. Un uomo pacato, risoluto, con un piano B fisso nella manica e la dedizione nel portare a termine il suo obiettivo. E’ il primo a riscontrare negtività negli altri, senza forse soffermarsi troppo sulle sue di azioni. Tutto quello che succede in questi due primi episodi, porta il personaggio di Massimo Ruggeri, rappresentato al meglio dall’attore italiano, a subire una vera e propria mutazione, svelandosi forse per quello che pensava di non essere e riscoprendosi diverso sotto vari punti di vista.

La ricomparsa della moglie per esempio, donna con un passato difficile, gli fa comprendere nuovamente il valore dell’amore. Sentimento che si scontra con la sua indole stacanovista, con quella voglia di potere che sembra impossessarsi di lui, al punto tale da renderlo disposto a tutto per raggiungere quel posto da CEO. Forse l’unica cosa che Massimo ha davvero, è la lealtà nei confronti del suo piccolo gruppo.

Un dettaglio può risultare forse difficile da assimilare, almeno per i primi minuti: la voce doppiata di Alessandro Borghi. Per tutti coloro che sono abituati all’accento romano di Suburra o alla voce di Non essere cattivo (2015), Napoli Velata (2017) e Sulla mia pelle (2018), l’impatto con un doppiatore può essere straniante. Eppure la voce scelta si adatta alla perfezione al personaggio. Soprattutto perché, come lui stesso ha dichiarato, non sarebbe stato all’altezza della sua recitazione anche in fase di doppiatura.

Slow-motion e voice over

L’utilizzo delle inquadrature è molto buono nel corso di tutta la serie. Con l’uso di immagini che fissano il personaggio ai lati dello schermo, si sottolinea il mistero e si definiscono i lineamenti. Come se il primo piano potesse aiutare lo spettatore a leggere dentro il personaggio e a capire ciò che realmente porta dentro.

Alcune scene poi, sono caratterizzate dall’utilizzo del ralenti. Un metodo per spiegare la scena e cercare di dare ordine a ciò che sta accadendo o che sta per accadere intorno al nostro protagonista. Il tutto accompagnato dalla quasi costante voce fuori campo di Massimo a guidarci tra gli intrighi del mondo finanziario londinese, rigorosamente dal suo punto di vista. Un modo che, in questo modo, diventa senza dubbio comprensibile.

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