“Basta ai finti stupri nelle fiction”, l’appello contro la RAI

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L’editoriale indipendente Aestetica Sovietica segnala i casi dei finti stupri nelle fiction RAI e si rivolge ai vertici di viale Mazzini chiedendo spiegazioni: “Un retaggio culturale imperdonabile in un Paese che già fa molta fatica a credere alle violenze sessuali”.

Il caso dei finti stupri nelle fiction RAI

Donne che denunciano finti stupri, presunte vittime che poi si rivelano bugiarde: è accaduto tre volte in poco più di un mese in tre delle principali fiction firmate RAI. Prima in “Mina Settembre”, dove l’assistente sociale interpretata da Serena Rossi scopre che una giovane estetista sta accusando un ginecologo di una violenza sessuale mai avvenuta. Poi, nella nuova serie “Le indagini di Lolita Lobosco”, dove Luisa Ranieri nei panni della protagonista smaschera una giovane donna che accusa un uomo di averla stuprata. Infine, una denuncia di stupro subito da una donna che, ancora una volta, si rivela falso, nella serie con Elena Sofia Ricci“Che Dio ci aiuti”

L’appello di Aestetica Sovietica

Molti sui social hanno notato la “coincidenza”. La richiesta di chiarimenti alla RAI è partita dall’editoriale indipendente Aestetica Sovietica. “Quella che poteva sembrare una coincidenza appare sempre più come un disegno politico, o quantomeno come un retaggio culturale imperdonabile in un Paese che già fa molta fatica a credere alle violenze sessuali” scrivono in una lettere online rivolgendosi direttamente ai vertici dell’azienda. “Adesso basta. Pretendiamo spiegazioni. Queste coincidenze sono imperdonabili. Non tollereremo della retorica spicciola il prossimo 8 marzo. Il supporto a una battaglia lo si dà anche attraverso una rappresentazione veritiera del mondo in cui viviamo. E nel mondo in cui viviamo, quando una ragazza denuncia uno stupro, le si chiede se è sicura, se avesse bevuto, se avesse dato modo di credere al suo carnefice di starci, quanto corta fosse la gonna che indossava. Si dubita. E la RAI ci sta insegnando che facciamo bene a dubitare“, concludono. 

In Italia non si crede alle donne vittime di violenza

Che la televisione abbia un’influenza importante sul pensiero collettivo è indubbio, specie se si tratta di programmi trasmessi da emittenti nazionali. Ci si aspetterebbe, quindi, che il tipo di influenza esercitata sia improntata sull’abbattimento dei preconcetti e di comportamenti che minano la serenità e la credibilità delle vittime di violenza. Ciò, al contrario, non è accaduto nel caso delle fiction RAI. Puntate e scene che potrebbero contribuire ad incentivare il pregiudizio sulle donne che denunciano, inducendo i telespettatori a quei pensieri che mai dovrebbero essere rivolti ad una vittima: la “non fiducia” il dubbio, l’incertezza, il pregiudizio. Concetti che, da parte di un servizio pubblico sono inaccettabili.

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