Annalaura Princiotto: “Sul palco sono a casa”

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Nonostante la giovane età, Annalaura Princiotto ha già condiviso il palco con cantautori del calibro di Giorgia e Toto Cotugno, oltre ad aprire i concerti per Francesco Sarcina e per gli Zero Assoluto. Il suo primo singolo, “Quaranta”, è il racconto di un disagio che tutti abbiamo condiviso nel corso del lungo lockdown.

Molti scelgono uno pseudonimo o mantengono solo il nome, tu invece ti presenti senza maschere. Raccontami un po’ questa scelta.

“Feci una videochiamata con Francesco Facchinetti, che mi consigliò di esibire il mio nome. Mi disse: ‘È tuo e nessuno potrò mai copiarlo’. Poi Annalaura Princiotto non è proprio un nome comune, quindi ho deciso di tenerlo”.

Quando hai capito che la musica rappresentava più di un semplice hobby?

“In realtà l’ho sempre saputo. La mia è una famiglia di sognatori e amanti della musica, e il modo in cui mi hanno cresciuta ha fatto sì che questa passione si trasformasse naturalmente in qualcosa di più”.

Hanno quindi accolto con entusiasmo la tua decisione di intraprendere una carriera nel mondo della musica.

“Sono stati proprio loro a spingermi a continuare, soprattutto quando avevo dubbi su quel che il futuro aveva in serbo per me. Mi hanno sempre aiutato a crederci sino in fondo e a impegnarmi al massimo. E mi hanno aiutata a capire che, se fai così, prima o poi qualcosa si smuove. Ho iniziato a cantare in mansarda con mio padre e non mi sono mai più fermata. Sono salita su un palco, per la prima volta, all’età di 6 anni e non sono più voluta scendere. È stato un processo molto naturale”.

Nonostante tu sia giovanissima, ti sei già esibita con alcuni mostri sacri della musica italiana come Giorgia e Toto Cotugno e hai aperto concerti per Francesco Sarcina e Zero Assoluto.

Ti Lascio Una Canzone è stato un trampolino di lancio che mi ha permesso poi di aprire per Francesco Sarcina. Quella è stata la prima volta ed è stata un’emozione unica. Un po’ di tempo dopo sono arrivati gli Zero Assoluto”.

Quanti anni avevi quando hai aperto per Francesco Sarcina?

“Dodici”.

E non avevi la tremarella da palcoscenico?

“Guarda, ti confesso che muoio d’ansia più quando mi trovo a sostenere un esame all’università. Quando salgo sul palco, invece, mi sento come a casa. C’è sempre quell’adrenalina che precede un evento importante e ti spinge a dare il massimo, ma è tutta tensione positiva”.

Tu hai partecipato a Bucharest in Music 2019. L’est Europa si conferma la nuova frontiera musicale per gli artisti italiani. Aiutami a capire il perché.

“Secondo il mio punto di vista è perché offre tante opportunità, soprattutto nel caso degli artisti emergenti. Credo sia questo il motivo. È un po’ come per gli studenti che vogliono fare l’Erasmus. Anche gli artisti vogliono fare il loro Erasmus”.

Hai parlato di opportunità. Diresti che l’Italia non ne offre?

“Ne offre, ma qui entra in gioco la voglia di interfacciarsi con un pubblico diverso”.

Veniamo al tuo singolo “Quaranta”, con il quale esordisci.

“È il primo brano al cento per cento mio ed è anche l’inizio di un percorso che ho desiderato a lungo. Ho cominciato a scrivere da poco e in questo la quarantena ha avuto un ruolo importante, anche se nel singolo ne parlo come un’esperienza pesante, soprattutto per un’adolescente. Nonostante le difficoltà, però, la pandemia ha permesso a molti di riscoprirsi e di scoprire nuove passioni. La mia scoperta riguarda la scrittura. Ho iniziato e adesso non riesco più a farne a meno. E in questo singolo rifletto sull’influenza che la pandemia ha avuto nei confronti degli adolescenti. Con la frase ‘C’ho 20 anni e me ne sento 40’, ad esempio, racconto la consapevolezza e la maturità dei ventenni della mia generazione, superiore a quella delle generazioni passate”.

I ventenni che conosco io non la dimostrano questa maturità.

“Forse perché io ho vissuto la maturità in quarantena. Io e i miei coetanei, miei compagni di classe dell’epoca, ci siamo battuti per proteggere soprattutto gli adulti, e questa cosa mi ha portato a ragionare e a scrivere le cose che poi canto in ‘Quaranta’”.

Per cui, se ho ben capito, “Quaranta” è un po’ la fotografia del tuo lockdown.

“È esattamente così. Ora siamo leggermente più tranquilli perché sappiamo con maggiore chiarezza cosa sta accadendo, ma c’è sempre un po’ d’ansia sotto la superficie. Il mio lockdown è stato tutto sommato tranquillo, perché ero con la mia famiglia e stavo bene, ma il mio pensiero va sempre a chi non ce l’ha fatta e a chi ha sofferto più di me”.

E ora che è uscito questo primo singolo, quali novità ti si prospettano all’orizzonte?

“Il 4 giugno aprirò per Giovanni Caccamo”.

Collezioni aperture come fossero figurine. Come ti senti nel sapere che godi della stima di questi grandi cantautori?

“È un piacere immenso, e sono anche felice perché il 4 giugno presenterò per la prima volta un mio brano. Sarà un’emozione nuova, unica e devo ringraziare chi mi sostiene e il mio produttore, che mi ha permesso di esprimermi liberamente e ha creduto nelle mie canzoni”.

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