A 96 anni, nella sua casa a Roma, si è spento il Maestro Franco Zeffirelli

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Si è spento oggi, all’età di 96 anni, il regista fiorentino Franco Zeffirelli. Era considerato tra i Maestri per antonomasia del panorama artistico mondiale. Tra i suoi maggiori lavori ricordiamo il successo del film televisivo “Gesù di Nazareth” (anno 1977), una coproduzione internazionale sulla vita di Gesù. Il suo ultimo lavoro è la regia di una nuova “Traviata” che aprirà la stagione lirica dell’Arena di Verona il prossimo 21 giugno. Il regista, sceneggiatore, attore, è morto nella sua casa a Roma, sull’Appia Antica. Da tempo il Maestro soffriva di una grave malattia. La camera ardente sarà allestita lunedì mattina, 17 giugno, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Lo ha annunciato il sindaco Dario Nardella, che con un tweet ha scritto: “Tutto il mondo potrà salutarlo nella sua Firenze”. In un primo momento la Fondazione Zeffirelli aveva reso noto, con un comunicato, che la camera ardente sarebbe stata allestita nel Campidoglio di Roma, ma poi ha prevalso la forza delle sue origini. Gli appassionati del calcio lo ricorderanno bene per le sue appassionanti diatribe contro la Juventus, in quanto tifoso viscerale della Viola.

Il Maestro Franco Zeffirelli

Franco Zeffirelli, all’anagrafe, Gian Franco Corsi Zeffirelli, nella sua carriera ultra sessantennale ha ottenuto successi planetari in diversi campi del Mondo dell’Arte: dal cinema al teatro di prosa, dal teatro lirico alla televisione. Nella sua carriera artistica il regista fiorentino ha ottenuto moltissimi riconoscimenti tra cui cinque Premi Donatello, due Nastri d’argento e due candidature personali all’Oscar.

Nato il 12 febbraio 1923 a Firenze, Zeffirelli, fin dai primi anni della sua infanzia ha vissuto una vita tribolata: sua madre morì quando era ancora un bambino e, siccome l’artista fiorentino era nato fuori dal matrimonio, per una relazione tra Ottorino Corsi, un commerciante di stoffe originario di Vinci, e la fiorentina Alaide Garosi Cipriani, il padre naturale lo riconobbe solo a 19 anni.

All’istante sorgerà la domanda, perché allora il cognome Zeffirelli. Avanti nel tempo il regista fiorentino spiegò il fatto: «Quando venne il turno per registrare il mio atto di nascita toccava alla zeta, e giacché mia madre amava l’aria “Zeffiretti lusinghieri”, dall'”Idomeneo” di Mozart, scelse proprio quello, poi storpiato da un impiegato dell’anagrafe con il nome di Zeffirelli».

Senza genitori, l’infante, fu dunque allevato da una zia e da una signora inglese il cui amore per Shakespeare e per l’Opera lo segnarono per tutta la vita. In età adolescenziale partecipò a fianco dei partigiani italiani nella lotta contro il fascismo. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, iniziò a studiare all’Accademia di Belle Arti e alla Facoltà di Architettura di Firenze, poi nel 1946 si trasferì a Roma dove iniziò la carriera come attore di cinema e di teatro. In questo periodo entrò a far parte di una compagnia teatrale come attore e nel contempo continuò a progettare scene e costumi per varie produzioni teatrali e cinematografiche.

La svolta nella carriera di Franco Zeffirelli fu l’incontro con Luchino Visconti, uno dei più grandi registi del cinema, del teatro e dell’opera del XX° secolo. Divenuto suo assistente, lavorò al suo fianco per una dozzina di anni e a seguito di quest’esperienza con il maestro milanese, Zeffirelli apprese le tecniche della regia. Grazie a questa esperienza formativa, decise così di debuttare nell’arte del teatro cimentandosi nella realizzazione di grandi opere teatrali, tra le sue opere più famose ricordiamo: “Romeo e Giulietta” con John Stride, Judi Dench e Alec Mc Cowen nel 1960. Nel 1968, poi, Franco Zeffirelli tradusse in celluloide l’opera omonima di William Shakespare, con l’aiuto anche della sceneggiatura di Franco Brusati e Masolino D’Amico. La pellicola conseguì un successo strabiliante, una candidatura all’Oscar, con oltre 40 milioni di dollari di incasso su tutto il territorio mondiale. Il commento che ne scaturì dalla realizzazione di questo lavoro fu che l’argomento venne riconosciuto come un’opera moderna e appassionante con un efficace ritmo narrativo, capace di mantenere inalterati la poesia e il romanticismo della tragedia originale di Shakespare.

La sua vita privata

Franco Zeffirelli prese presto la decisione di dichiarare il proprio orientamento sessuale, omosessuale, ma questo non ostacolò mai i suoi rapporti con la Chiesa e gli consentirono di realizzare due delle sue migliori produzioni artistiche (“Fratello Sole, Sorella Luna”, 1972 e “Gesù di Nazareth”, 1977). «Credo che il peccato della carne sia tale se compiuto con un uomo o con una donna» ha sempre sostenuto il Maestro fiorentino. Nella sua visione sull’omosessualità ha costantemente disprezzato i Gay Pride: «Sono esibizioni veramente oscene, con tutta quella turba sculettante. La parola gay stessa è frutto della cultura puritana, una maniera stupida di chiamare gli omosessuali, per indicarli come fossero dei pazzerelli» ha sempre voluto avvalorare. Negli Anni Cinquanta, Zeffirelli, ebbe un lungo e travagliato rapporto con Luchino Visconti, i due convissero per diversi anni nella villa di Visconti sulla Via Salaria a Roma. Curiosità: da una ricerca genealogica di due studiosi emerse che il regista fiorentina avesse un legame di parentela con Leonardo da Vinci.

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