Tolo Tolo – Recensione del nuovo film di Checco Zalone

"Tolo Tolo" è il sorprendente nuovo film dell'attore, regista e musicista Checco Zalone. Un'opera che ha diviso il pubblico, ma certamente non la critica...

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Checco Zalone è tornato con “Tolo Tolo”, un film che era stato promosso con un video musicale in cui l’artista eseguiva una parodia dell’italiano medio e del suo becero razzismo, e che per questo aveva acceso moltissime polemiche. Il web si era scisso in due fazioni circa questo argomento: chi aveva capito della natura ironica del video e chi l’aveva preso sul serio, arrabbiandosi o compiacendosi in base al proprio pensiero. Alla fine, però, con la visione del film quale fosse l’intento di Zalone diventa magicamente chiaro: non per nulla personalità come Nichi Vendola, Enrico Mentana e Massimo Giletti hanno permesso che il loro nome fosse legato al film, eseguendo gustosi cameo. Ma di cosa parla l’opera? Vediamo la trama.

TRAMA: Pierfrancesco Zalone è un uomo nato e cresciuto in un piccolo paese della Puglia, con problemi famigliari ed economici derivanti da uno spirito imprenditoriale e d’innovazione che lo porta a realizzare progetti non adatti al piccolo centro in cui vive. Stressato e perseguitato per questo motivo, Zalone parte alla volta dell’Africa per ricostruirsi una vita in un resort di lusso come cameriere: quando però l’uomo ha a che fare direttamente coi problemi del posto, legati a guerra e fame, si ritrova suo malgrado ad affrontare un viaggio della speranza su un gommone alla volta dell’Italia. La sua missione? Permettere ad un bambino africano di ricongiungersi con suo padre, emigrato anni addietro in Italia…

Recensione di Tolo Tolo

Per quanto lo stile comico di Zalone resti, a grandi linee, sempre quello e lo stesso valga per il suo personaggio, “Tolo Tolo” cambia le carte in tavola su tante cose per quello che riguarda la sua filmografia. Innanzitutto, sebbene di scene divertenti ce ne siano molte, in questo film si ride poco rispetto agli standard del regista pugliese: Checco vuole farci riflettere piuttosto che divertire, sebbene il suo stile gli permetta di creare anche molte scene borderline in cui molti rifletteranno in silenzio ma altrettanti rideranno.

Checco Zalone con questo film non risparmia nessuno: piovono frecciate contro la destra italiana ma anche contro l’Unione Europea e la Francia in particolare, contro la chiusura mentale e l’arretratezza dei piccoli centri ma anche contro le persone un attimo più “avanti” che comunque non riescono a scindere i finti problemi che possiamo avere noi italiani e quelli che possono esistere in Africa, inclusi alcuni giornalisti interessati a documentare ma non a intervenire.

Checco mostra abilmente come alcune persone si ricordino di quanto è davvero importante, delle persone a cui vogliono davvero bene, soltanto quando è troppo tardi; con altri personaggi, invece, Zalone evidenzia quanta cattiveria e superficialità viva in chi mette il denaro davanti alla dignità umana e non riesce a provare la minima empatia per gli altri, inclusi i propri connazionali che si limita a strumentalizzare con frasi effetto come “prima gli italiani”. Tutto ciò è reso spendendo un budget elevatissimo e con una grandissima attenzione a dettagli tecnici, sia per quanto riguarda la regia che la recitazione.

Un film innovativo e molto ben fatto

L’ottimo uso delle macchine da presa e le ottime interpretazioni incontrano una sceneggiatura scritta divinamente, che tocca praticamente ogni contraddizione italica, ogni finta speranza degli africani, ogni aspetto che meriti attenzione. Memorabili soprattutto il modo geniale con cui l’artista attacca il fascismo, paragonandolo a tutti gli effetti ad una malattia, il commovente motivo per il film si intitola proprio “Tolo Tolo” e un finale in cui il cineasta realizza un’operazione che molto raramente abbiamo visto nel cinema italiano mentre abbiamo visto molto spesso in quello americano – non vi rivelo quale, voglio sia anche per voi una sorpresa.

In definitiva, ci troviamo davanti ad un’opera che fra qualche anno potrebbe essere addirittura annoverata come il meglio che il cinema italiano abbia saputo proporre in questo preciso periodo storico, qualcosa che a posteriori potrebbe essere messo a paragone con film che oggi consideriamo all’unanimità grandi capolavori. Purtroppo il film tratta temi che possiamo (più o meno) capire bene soltanto in Italia, il mercato internazionale non riuscirebbe mai a comprenderlo, ma speriamo che quantomeno nella nostra penisola riesca ad avere anche sul lungo termine l’attenzione che merita.

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